Solitude

Many fear solitude, many think it is the worst condition you could find yourself in, many believe that it is the end of your life.

I don’t agree, or, better, I don’t agree completely. It depends on what you imagine when you speak about solitude.

There are conditions where, indeed, it would be better to learn to enjoy solitude in order not to be standardized and lost in the common sense of those who have no idea, no research, no real feeling of life and just continue living following whatever the path though it is not theirs own.

The real solitude is the one we live when we are together with the others, in the midst of their company but without any relationship among us, without anything to share or to tell each other. This is, in my opinion, the worst of the solitude.

I don’t fear to be alone with myself, but being alone when I am with the others. This feeling, unfortunately, is not rare for me and for many of you too, I suppose.

Probably, though sometimes difficult to bear, it would be better to remain alone and learn to look inside ourselves where we should certainly find the seeds of sublime to elevate our existence from the obvious and let those seeds bloom in order to give a life to new flowers of sense.

What is particularly devastating in a real solitude is when you see the others moving around themselves as there were nothing more to do both for them and the others, as we were all condemned to live, as life would be the indifferent route to death.

I don’t believe this, I don’t feel to be condemned to life, I feel I am requested to give a sense to my living and to prepare a sense for my dying.

 

Molti hanno paura della solitudine, molti pensano che essa sia la peggiore condizione in cui ci si possa trovare, molti credono che essa sia la fine della propria vita.

Io non sono d’accordo o, meglio, non sono completamente d’accordo. Dipende da ciò che si immagina quando si parla di solitudine.

Ci sono condizioni in cui, infatti, sarebbe meglio imparare ad amare la solitudine allo scopo di non essere standardizzati e persi nel senso comune di coloro che non hanno idee, non hanno una ricerca, non hanno un vero sentimento per la vita e continuano a vivere semplicemente seguendo qualsiasi percorso sebbene non sia il proprio.

La vera solitudine è quella che viviamo quando siamo insieme agli altri, in mezzo alla loro compagnia ma senza che ci siano delle reali relazioni tra noi, senza nulla da condividere o da raccontarsi. Secondo me, questa è la peggiore solitudine.

Non ho paura di restare sola con me stessa, ma di essere sola quando sono con gli altri. Questo sentimento, sfortunatamente, non è raro per me e per molti tra voi, suppongo.

Forse, sebbene sia talvolta difficile da sopportare, sarebbe meglio restare un po’ soli e guardare dentro se stessi dove di certo potremmo trovare i semi del sublime per elevare la nostra esistenza dall’ovvio e consentire a quei semi di fiorire affinché diano vita a nuovi fiori di senso.

Ciò che è particolarmente devastante nella solitudine reale è vedere gli altri muoversi attorno a se stessi come se non ci fosse altro da fare per se stessi e per gli altri, come se fossimo tutti condannati  a vivere, come se la vita non fosse che l’indifferente percorso verso la morte.

Io non ci credo, io non mi sento condannata alla vita, sento che mi è richiesto di dare un significato al mio vivere e di preparare un senso al mio morire.

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