The Research of a Woman

I’ve started long ago to write about women, but not just writing, because, as a woman, I have lived on my own shoulders the right and the wrong, the joys and the miseries of being a woman.

It is a never-ending research, because, as woman, I continue to see discriminations and stereotypes which involve women and bound them to a mocking vision of life as women were nothing more than passive object of the time and the ages.

It is not a question of fighting, but a question of life. It means to impose the female perspective as a fact; every woman should think about her own identity  as a woman and not as the copy of a typical cultural male culture.

It is not a war among the genres, but it is the discovery and confrontation between identities and differences. It is the declaration of a positive possible relationship among the genres as a consequence of the definition of a universal right: the right to be a woman and to exist as such.

I’m speaking about a natural right, and an ethical one. A right, I mean, which is born together with every human being’s birth. A right, moreover, which establishes the rules of the civil coexistence in the place of the world where we live and share with the others.

Donna a metà (2014, Nulla die), represents the sociological thought about being a woman; Oltre lo specchio (2014, Nulla die), represents the literary construction of the common social thought about women; Non scavalcare quel muro (2017, Nulla die; Don’t Climb Over That Wall, 2018 Nulla die), represents the concretization of a social and literary description through the testimony of a true story of domestic violence.

I will continue writing of women not because I am a feminist, but because I am a woman and a feminist. I mean, I write of what I live.

 

Ho cominciato molto tempo fa a scrivere di donne, ma non soltanto a scriverne, perché, da donna, ho vissuto sulle mie spalle le cose giuste e quelle sbagliate, le gioie e le miserie di essere una donna.

È una ricerca senza fine, perché, da donna, continuo ad assistere a discriminazioni e stereotipi che coinvolgono le donne e le vincolano a una visione irrisoria della vita come se le donne non fossero altro che oggetti passivi del tempo e delle epoche.

Non è un problema di lotta, ma una questione di vita. Significa imporre la prospettiva femminile come un fatto; ogni donna dovrebbe pensare alla propria identità di donna e non a una copia della tipica visione culturale maschile.

Non è una guerra tra i generi, ma è la scoperta e il confronto tra identità e differenze. È la dichiarazione di una possibile relazione positiva tra i generi come conseguenza della definizione di un diritto universale: il diritto di essere donna e di esistere come tale.

Parlo di un diritto naturale, un diritto etico. Un diritto, voglio dire, che nasce con la nascita di ogni essere umano. Un diritto, inoltre, che stabilisce le regole della convivenza civile in qualsiasi luogo del mondo in cui si viva e si condivida con gli altri.

Donna a metà (2014, Nulla die), rappresenta il pensiero sociologico sull’essere una donna; Oltre lo specchio (2014, Nulla die), rappresenta la costruzione letteraria del comune pensiero sociale circa le donne; Non scavalcare quel muro (2017, Nulla die; Don’t Climb Over That Wall, 2018 Nulla die), rappresenta la concretizzazione di una descrizione sociale e letteraria attraverso la testimonianza di una storia vera di violenza domestica.

Continuerò a scrivere di donne non perché sono femminista, ma perché sono donna e femminista. Cioè, scrivo di ciò che vivo.

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