Gramsci, cultura e culture

http://dgnews.altervista.org/gramsci-visto-da-loredana-de-vita/?fbclid=IwAR3mSAREaZPYtNh_pqf7YVWj0QXLzUgWVprL7W7-naukpijNpV_V-1AkVoA

 

Scrivere, parlare, pensare, agire: tutto esprime cultura. Cultura non è solo conoscenza, ma consapevolezza della propria realtà che si apre al confronto con realtà che sembrano lontane. Cultura è rivelare la propria visione che si arricchisce della dimensione dell’altro.

Gramsci è maestro e guida in questo percorso; egli intuisce che il ruolo della cultura in una società non è quello di conservare e preservare per sé la conoscenza, ma di fornire gli strumenti per mettersi continuamente in gioco e scoprire il proprio posto nel mondo e nel tempo allo scopo di costruire relazioni tra le persone: “Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto”, dice. Solo così cuore, cervello e azione danno senso alla vita.

Mi chiamo Loredana De Vita e vivo a Napoli. Grazie alla conoscenza delle lingue ho scoperto l’amore per la cultura e l’accoglienza che cerco di mettere al centro della mia vita. Ho scritto diversi saggi e un romanzo appassionandomi ai temi che riguardano la scuola, la relazione giovani/adulti e la condizione femminile. Penso che la cultura renda condivisibile l’unicità di ciascuno.

“Che cosa” è Gramsci per me? Sì, <<che cosa>>, perché non è per me solo la persona e il suo pensiero, ma la possibilità che il suo pensiero e la sua persona offrono, e offrono a ciascuno, di ricostituire il senso smarrito del pensiero e della cultura. Gramsci offre una lettura attenta della società contemporanea non come se la stesse prevedendo o <<retrovedendo>>, cioè, come se la leggesse nel futuro o la appiattisse al passato, ma come se la vivesse contemporaneamente al suo tempo doloroso nel quale, però, non si arrese e del quale fu parte attiva.

Gramsci è per me l’opportunità di guardare alla vita e al senso dal suo interno, cercando il confronto tra le diverse traduzioni e interpretazioni che sono parte di ogni persona e di ciascuna scoperta.

Gramsci è la possibilità di cercare dentro di sé la società al cui centro è la persona che, dal confronto e dalla condivisione con altri, possa essere la civiltà reale all’interno della quale ciascuno trovi il suo spazio e il suo tempo.

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