Ian McEwan: The Children Act

Ian McEwan’s The Children Act, whose title in Italian is La ballata di Adam Henry, is a book to be read, definitely.

A title that in both the languages seems to capture essential points of the narration: the children act because children play their game somewhat better than adults and sometimes with more coherence; the ballad of Adam Henry not only for its reference to S. B. Yeats’ ballad, Là nei giardini dei salici (Down by the Salley Gardens), but because it is effectively a ballad for the fast and full of meaning structure which characterize in this novel the author’s style.

It is this rapidity without any hurry to grasp and almost paralyze the reader to the words and to the imagines the novel is able to build. The story is strong and attractive dealing with themes which appeal to conscience beyond religion and beliefs when a human life is concerned.

Adam Henry, the young protagonist almost 18, needs a blood transfusion but his beliefs do not allow him. Fiona is the judge who has to decide if imposing or not the medical treatment.

What will come next and what the decision, it’s up to the reader to discover, but what is really interesting is not the decision in itself, but how life and death seem to put in discussion the aridity of the bureaucracy as well as humanity itself. What is right? What is wrong? Whatever the decision are we ready to accept its consequences?

It is not a match between religion and medicine the one which is here implied, but the personal engagement in the life of the other after we have decided for him/her.

Here, the fight between good and evil (what is wrong and what is right), embodies the personal choices of each person who cannot consider itself as divided both from itself and from the others.

When life and death are concerned, we should remember of the existence of a moral death or life which accompanies our decision and choice. When we decide about the life of the others, we can no more divide our life form theirs because, thanks to our involvement, we have become a part of their life.

Here, again, the recall to the medieval ballad, which sings to us its words reminding that next to death there is also a death-in-life  which will condition our days to come.

Down by the salley gardens my love and I did meet;
She passed the salley gardens with little snow-white feet.
She bid me take love easy, as the leaves grow on the tree;
But I, being young and foolish, with her would not agree.
In a field by the river my love and I did stand,
And on my leaning shoulder she laid her snow-white hand.
She bid me take life easy, as the grass grows on the weirs;
But I was young and foolish, and now am full of tears.

William Butler Yeats

More than a leitmotif, an invitation to give life a sense .

 

The Children Act di Ian McEwan, il cui titolo in italiano è La ballata di Adam Henry, è un romanzo da leggere, assolutamente.

Un titolo che in entrambe le lingue sembra catturare i punti essenziali della narrazione: The Children Act perché i bambini fanno il loro gioco in qualche modo meglio degli adulti e qualche volta con più coerenza; La ballata di Adam Henry non solo per il suo riferimento alla ballata di S. B. Yeats Là, nei giardini dei salici (Down by the Salley Gardens), ma perché è effettivamente una ballata per la struttura rapida ma piena di significato che caratterizza in questo romanzo lo stile dell’autore.

È questa rapidità senza fretta ad afferrare e quasi paralizzare il lettore sulle parole e sulle immagini che il romanzo è in grado di costruire. La storia è forte e attraente affrontando temi che si appellano alla coscienza oltre la religione e le credenze quando si tratta di una vita umana.

Adam Henry, il giovane protagonista quasi maggiorenne, ha bisogno di una trasfusione di sangue, ma la sua fede non glielo consente. Fiona è il giudice che deve decidere se imporre o meno il trattamento medico.

Ciò che seguirà e quale sarà la decisione, spetta al lettore scoprirlo, ma ciò che è interessante non è la decisione in se stessa, ma come la vita e la morte sembrino mettere in discussione l’aridità della burocrazia come dell’umanità stessa. Che cosa è giusto? Che cosa è sbagliato? Qualsiasi la decisione, siamo pronti ad accettarne le conseguenze? 

Non è una gara tra religione e medicina quella che è qui implicata, ma l’impegno personale nella vita dell’altro dopo che si sia deciso al suo posto.

Qui, la lotta tra il bene e il male (tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato), incarna le scelte personali di ogni persona che non si può considerare separata da se stessa e dall’altro.

Quando sono coinvolti la vita e la morte, dovremmo ricordarci dell’esistenza anche di una vita e di una morte morale che accompagnano la nostra decisione e la nostra scelta. Quando si decide della vita dell’altro, non possiamo più dividere la nostra vita dalla sua, perché, grazie al nostro coinvolgimento, siamo diventati parte della sua vita.

Ecco, ancora, il richiamo alla ballata medievale, che ci canta le sue parole ricordandoci che accanto alla morte esiste anche la morte nella vita che condizionerà i nostri giorni a venire.

Fu là nei giardini dei salici che io e la mia amata ci incontrammo;
Ella passava là per i giardini con i suoi piccoli piedi di neve.
M’invitò a prendere amore così come veniva, come le foglie crescono sull’albero;
Ma io, giovane e sciocco, non volli ubbidire al suo invito.
Fu in un campo sui bordi del fiume che io e la mia amata ci arrestammo,
E lei posò la sua mano di neve sulla mia spalla inclinata.
M’invitò a prendere la vita così come veniva, come l’erba cresce sugli argini;
Ma io ero giovane e sciocco, e ora son pieno di lacrime.

William Butler Yeats

Più che un leitmotif, un invito a dare un significato alla vita.

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