On Blame of Violence

I cannot understand these times, or probably I do understand them too well to accept the route they are undertaking, more, that we are starting.

It seems to me a paradoxical condition the one where we, as the protagonists of a very ugly and cruel story, have become our own antagonists. The only resource we find to overcome our fears of a danger probably inexistent, is to employ our minds to find out systems and actions to increase the violence, from wherever it comes from -usually it begins in ourselves and, like a boomerang, to ourselves returns though we suppose we have been protecting us thanks to it.

To an act of violence we answer with one even more violent, and so on in this spiral of destruction which conforms us to criminals and executioners of life itself. What we suppose to be a solution becomes the new incident which will be followed by many more of the same or even superior intensity.

Is it possible that only violence could be the solution to our fears? Is it possible that we have forgotten any other way to win fear and share life?

Violence is never an answer.

Violence is a question to those who abuse it in order to obtain consent or power. It is a question to everybody in order to understand if we have realized where violence will lead them and us. It is a question in order to understand if we have perceived that we will go nowhere if we continue walking this path. It is a question to those who don’t blame violence and use it as the voice of their mind and feelings and actions.

Violence is a question: do you know that violence is the only shelter stupid have to try to appear less stupid?

 

Non riesco a comprendere questi tempi, o forse li comprendo troppo bene per accettare la direzione che hanno intrapreso, di più, che noi abbiamo intrapreso.

Mi sembra una condizione paradossale quella in cui noi, quali protagonisti di una storia molto brutta e crudele, siamo diventati i nostri stessi antagonisti. L’unica risorsa che troviamo per sconfiggere le nostre paure di un pericolo che probabilmente non esiste, è impiegare la nostra mente per scoprire sistemi e azioni che incrementino la violenza, da qualsiasi parte essa provenga -di solito essa comincia in noi stessi e, come un boomerang,  ritorna a noi stessi sebbene riteniamo di esserci protetti grazie ad essa.

A un atto di violenza rispondiamo con un atto persino più violento e così via in una spirale di distruzione che ci conforma a criminali e carnefici della vita stessa. Ciò che supponiamo essere una soluzione diventa il nuovo incidente che sarà seguito da molti altri di uguale o maggiore intensità.

Possibile che la violenza sia l’unica soluzione alle nostre paure? Possibile che abbiamo dimenticato ogni altro modo per sconfiggere la paura e condividere la vita?

La violenza non è mai una risposta.

La violenza è una domanda a quelli che ne abusano allo scopo di ottenere consenso e potere. È una domanda a tutti allo scopo di comprendere se abbiamo capito dove ci condurrà la violenza. È una domanda per capire se abbiamo percepito che andremo da nessuna parte se continueremo a percorrere questo sentiero. È una domanda a quelli che non disapprovano la violenza e la usano come voce del proprio pensiero, dei propri sentimenti e delle proprie azioni.

La violenza è una domanda: sapete che la violenza è l’unico rifugio che hanno gli stupidi per cercare di apparire meno stupidi?

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