Let’s Be Outraged

I’m outraged!

There is a well defined limit between forgiveness and justice. Forgiveness does not mean that a criminal could not pay for his crime. Asking to leave the prison because ill and ask for forgiveness has no meaning.

Disease is a part of our life, there is who, assassinated, has been deprived of her life not because of chance, but because of a deliberate violence.

The boss of the camorra Antonio Pignataro, killer of Simonetta Lamberti, ‘my sister in spirit”, affirms he cannot stay in prison anymore because he has got two cancers. Two woodworms, as I say, that gnaw and consume him slowly from the inside, has life as decided it had to be.

Simonetta, who didn’t die in an instant, has been consumed by him, he has prevented her to become what she would have liked to become.

It is not enough to say <<the thought of her remains>>, surely it is so, but she is not here. I couldn’t know anything of her if not through the stories, the pictures. I couldn’t smell her child scent, nor I could enjoy the wonder of her fantasy, and hope with her the time to come.

I am no-one, it is obvious, but there is a clear border between forgiveness and justice and no one can be so presumptuous without any decency to ask a mother who has done of her suffering a resource of love for the others, none can ask her to go beyond.

That very sweet woman, has remained there, though she walked on; that lovely and acculturated woman speaks every instant to her creature; that woman who continues to dedicate her life to culture and to the others is a bent woman, hurt, though not broken.

Revenge? No, justice.

We are not the kind of people who use revenge as a weapon, but we unsheathe the weapon of justice.

Forgiveness is something you live inside your heart, if you can, justice has to follow its course.

 

Sono indignata!
C’è un confine netto tra perdono e giustizia. Il perdono non implica che un malvivente non debba scontare la propria pena. Chiedere di uscire dal carcere perché ammalato e appellarsi al perdono non ha alcun senso. La malattia è parte della vita, c’è chi, assassinato, è stato privato della vita non per caso, ma per deliberata violenza.
Il boss Antonio Pignataro, assassino di Simonetta Lamberti, “sorellina in spirito”, afferma di non poter più stare in carcere perché ha due tumori. Due tarli, dico io, che lo rodono e lo consumano dall’interno e lentamente, come la vita ha voluto che sia.
Simonetta, che non si è spenta in un istante, è lui che l’ha consumata, è lui che le ha impedito di essere ciò che avrebbe potuto diventare.
Non basta dire che <<il pensiero di lei resta>>, certo che è così, ma lei non c’è. Io non ho potuto conoscerla se non attraverso i racconti, le foto. Non ho potuto assaporare il suo profumo di bambina, né godere della meraviglia della sua fantasia, e sperare con lei il tempo che verrà.
Io sono nessuno, è ovvio, ma c’è un confine netto tra perdono e giustizia e non si può avere la presunzione senza pudore di chiedere a una madre che ha fatto del suo dolore una risorsa di amore per gli altri, non si può chiederle di andare oltre.
Quella donna dolcissima, è rimasta là, pur se è andata avanti; quella donna colta e amabile, parla ogni istante con la sua creatura; quella donna che continua a dedicare la sua vita alla cultura e agli altri, è una donna piegata, ferita, sebbene mai spezzata.
Vendetta? No, giustizia.
Non siamo noi le persone che usano l’arma della vendetta, ma sfoderiamo quelle della giustizia. Il perdono si vive nel cuore, chi può, la giustizia deve fare il suo corso.

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