Esteeming Life

This morning, very early as usual, I looked out my balcony to see that bit of life which starts to move.

I like to observe the first workers going to get their cars or bus or train. They move fast, always fast, not to miss the train or the bus or not to be blocked by the usual traffic jam which obliges them to scream their first curse without they could stop it.

That curse was already there, and if not because of the traffic jam, something else would have set it free. Those men seem so unhappy and their routine seems not to leave them the time to think about nothing else apart their rage.

I like to observe the people with their dogs. Some walk slowly, others run because their thought is already forward the pleasant moment to spend with their pets. Some are very respectful and clean where their dog-friends have soiled, others are indifferent to the inconvenience they are leaving on the tar and to the maledictions many will send against the poor animals and not against the real responsible of such a dirty scene.

I like to observe the tramp or the homeless or the poor no land immigrants who get up from their carton-bed and go to beg a cup of hot coffee or, if fortunate, some dry bread to quiet the voice that from their stomach implores just a little bit of human piety.  I observe the scene and wrinkles of discomfort frame my eyes and my heart.

I like to observe the students who go to school. Their voices and laughs fulfill the air empty of merry sounds and makes it better. Some are happy and try to make the most of their life somewhat unaware of its risks or indifferent to its injuries. Others walk seriously, sometimes too seriously for their age, they feel a sort of perception of the difficulties they are going to meet or, maybe, they are scared to know and meet the others as well as themselves.

I like to observe a gentle old woman who every early morning walks to the house of a daughter, I think, to help her or her children, or someone the daughter cannot leave alone during the day while she goes to work.

It is like a ritual. Every morning at the same time (no matter if it is hot or cold, rainy or sunny, foggy or windy), the old woman-with-no-name  walks speedy to her daughter’s house. She leans to a wooden stick, she walks to the same shelter every day of her useful life. Over time her steps have become slower and now she presses the stick she leans against, but the smile on her face is the same of ever.

Two days have been passing without I see the old woman, the princess of the morning. I don’t know what has happened nor who she is, but every morning I long to see her back again walking along the street, laming on her wooden stick. I long to see her smile and feel how great her life has been and how much she has breathed her life in the love for her beloved ones.

 

Stamattina, presto come al solito, mi sono affacciata al balcone per osservare quel briciolo di vita che comincia a muoversi.

Mi piace osservare i primi lavoratori che vanno a prendere la macchina o l’autobus o il treno. Si muovono velocemente, sempre velocemente per non perdere il treno o l’autobus o per non restare bloccati nel consueto ingorgo che li obbliga a urlare la loro prima maledizione senza che riescano a fermarsi.

Quella bestemmia era già lì, e se non a causa dell’ingorgo, qualcos’altro l’avrebbe liberata. Quegli uomini sembrano così infelici e la loro routine sembra non lasciargli il tempo di pensare a null’altro che alla propria rabbia. 

Mi piace osservare le persone con i loro cani. Alcune camminano lentamente, altre corrono perché il loro pensiero è già più avanti del piacevole momento da trascorrere con i propri cuccioli. Alcuni sono molto rispettosi e puliscono dove i loro amici-cani hanno sporcato, altri sono indifferenti al disagio che stanno lasciando sull’asfalto e alle imprecazioni che molti lanceranno contro i poveri animali e non contro il vero responsabile di uno scenario così sporco.

Mi pace osservare i vagabondi o i senzatetto o i poveri immigrati senza terra che si alzano dai loro letti di cartone e vanno implorare una tazza di caffè caldo o, se sono fortunati, un po’ di pane secco per mettere a tacere la voce che dal loro stomaco implora solo un po’ di pietà umana. Osservo la scena e rughe di sconforto incorniciano i miei occhi e il mio cuore.

Mi piace osservare gli studenti che vanno a scuola. Le loro voci e le risate riempiono l’aria vuota di suoni allegri e la rende migliore. Alcuni sono felici e si godono la vita in qualche modo inconsapevoli dei rischi o indifferenti alle sue ferite. Altri camminano con serietà, talvolta con troppa serietà per la loro età, provano una specie di percezione delle difficoltà che incontreranno o, forse, sono spaventati di dover incontrare e conoscere gli altri come anche se stessi.

Mi piace osservare una gentile signora anziana che ogni mattina presto si reca a piedi a casa di sua figlia, credo, per aiutare lei o con i bambini, o qualcuno che la figlia non può lasciare da solo durante il giorno mentre va al lavoro. 

È come un rituale. Ogni giorno alla stessa ora (non importa se fa caldo o freddo, se piove o c’è il sole, se c’è la nebbia o il vento), la vecchietta senza nome cammina veloce verso la casa di sua figlia. Si appoggia a un bastone di legno e cammina verso il suo rifugio ogni giorno della sua utile vita. Con il tempo i suoi passi si sono fatti più lenti e ora si appoggia con forza al bastone, ma il sorriso sul suo volto è lo stesso di sempre.

Sono trascorsi due giorno da quando non vedo la vecchia signora, la principessa del mattino. Non so che cosa sia successo né chi sia, ma ogni mattina aspetto con ansia di rivederla camminare di nuovo lungo la strada, appoggiandosi al suo bastone di legno. Sono ansiosa di rivedere il suo sorriso e percepire quanto grande sia stata la sua vita e quanto l’abbia respirata nell’amore per i suoi amati.

 

 

 

 

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