The Weight of Pain

Between the screams and the stressors we make, the weight of the real pain falls on other’s shoulder.

We have learnt to judge the life of the people though we know anything about it. We suppose their life begins when we enter in it and forget there is a before which has determined their story and their living.

Indeed, it is this before which could help to understand the reasons of the present, it is this before that could explain what we are doing and why.

The presumption is to decide for the others according to a cliché which gives no other solution than the one we have decided for ourselves and for the others. It is the presumption to negate a life before because we have not been part of it. It is as we reduced everything to ourselves and the rest, which is usually the most, were an optional we can set apart easily.

The point is that each person is its story, its entire story, no matter if easy or difficult, no matter if in richness or poverty, no matter how great the solitude or the visibility: the story of each person has something to tell.

Are we ready to hear? Are we ready to accept the responsibility which our own story engages in the meeting with the story of the others? Are we ready to understand, at least, that we are not the only one to define the future and that a future is possible only if we embrace the lives of the others? Are we ready to support that the story of the others is a part of our own story?

I just think we should, because the story of one is the story of everyone and it is no more the time for useless barriers to divide human beings whatever their culture, religion, color, language, sexual orientation.

Every human being is a person, every human being is a voice, every human being has a pain to share, every human being is me.

 

 

Tra gli strilli e gli strepiti che facciamo, il peso del dolore reale cade sulle spalle altrui.

Abbiamo imparato a giudicare la vita delle persone sebbene non ne sappiamo nulla. Supponiamo che la loro vita cominci quando noi vi entriamo e dimentichiamo che esiste un prima che ne ha determinato la storia e il modo di vivere.

In realtà, è questo prima che potrebbe aiutare a comprendere le ragioni del presente, è questo prima  che potrebbe spiegare che cosa stiamo facendo e perché.

La presunzione è di decidere per gli altri secondo dei cliché che non offrono altra soluzione se non quella che noi abbiamo deciso per noi stessi e per gli altri. È la presunzione di negare la vita prima perché noi non ne siamo stati parte. È come se riducessimo ogni cosa a noi stessi e il resto, che di solito è la parte maggiore, fosse un optional che possiamo trascurare facilmente.

Il punto è che ogni persona è la sua storia, tutta la sua storia, non importa se facile o difficile, non importa se in povertà o ricchezza, non importa quanto grande la solitudine o la visibilità: la storia di ogni persona ha qualcosa da raccontare.

Siamo pronti ad ascoltare? Siamo pronti ad accettare la responsabilità che si assume la nostra storia nell’incontro con la storia degli altri? Siamo pronti, almeno, a comprendere che noi non siamo gli unici definire il futuro e che un futuro è possibile solo se abbracciamo la vita degli altri? Siamo pronti a sostenere che la vita degli altri è una parte della nostra storia?

Penso solo che dovremmo, perché la storia di uno è la storia di tutti e non è più il tempo delle inutili barriere che dividano gli esseri umani, qualsiasi la cultura, la religione, il colore, la lingua, l’orientamento sessuale.

Ogni essere umano è una persona, ogni essere umano è una voce, ogni essere umano ha un dolore da condividere, ogni essere umano sono io.

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