Vincenza d’Esculapio: La torre d’avorio

The Ivory Tower  is a novel written by Vincenza d’Esculapio who, with a language simple and direct however pertinent and refined, tells the story of Eveline and her husband who surrender to the seduction of the Geova witnesses renouncing, at first, to accept their own reality.

The ivory tower is, as a matter of fact, the metaphor of those who close themselves in something which can give them the opportunity to presume to be engaged in a superior project (cultural, spiritual, human), but then discover this to be a presumption and an attempt to escape from their own life often spangled with delusions and fears.

The writer, Vincenza d’Esculapio, with mastery leads the readers in this story where the past and the present are nothing more than instants on the timeline. They meet and cross and unite in a time whose experience becomes the forever.

The language, deeply descriptive, reminds the lucid vision of Anna Maria Ortese: every description is never there by accident, but to contribute to the control and analysis of the events as well as of the characters.

A deep melancholy can be perceived during the whole narration. The protagonist, Eveline, tells the reader about herself as she met herself for the first time and she tells about the others as eternal presences in the city of Naples likewise in her own heart.

The war, the earthquake are nothing but the undefinable borders of a deeper pain, Eveline’s pain and the pain of the city are the same though apparently different.

Beauty, love, every kind of feeling narrated are rude and sometimes cruel, but a strong feeling of hope permeates the entire narration and it is this which give the reader the certainty that it is possible to invert the process of their living, to stop escaping from reality to become prisoners of the ivory tower and to choose to spouse and live the life with intensity and simplicity every minute because it is worth to be lived whatever the obscure side, whatever the sufferings, whatever our own loneliness.

La torre d’avorio by Vincenza d’Esculapio, a book to be read and to love.

 

La torre d’avorio è un romanzo scritto da Vincenza d’Esculapio che, con un linguaggio semplice e schietto per quanto pertinente e raffinato, racconta la storia di Evelina e di suo marito che si arrendono alla seduzione dei testimoni di Geova rinunciando, in un primo momento, ad accettare la propria realtà.

La torre d’avorio è, infatti, metafora di quelli che si chiudono in qualcosa che gli dia l’opportunità di presumere di essere impegnati in un progetto superiore (culturale, spirituale, umano), ma poi scoprono che questa non è che una presunzione e un tentativo di scappare dalla propria vita spesso costellata da delusioni e paure.

La scrittrice, Vincenza d’Esculapio, con maestria conduce i lettori in questa storia nella quale il passato e il presente non sono altro che attimi sulla linea del tempo. Essi si incontrano, si attraversano, si uniscono in un tempo la cui esperienza diventa il per sempre.

Il linguaggio, profondamente descrittivo, ricorda la lucida visione di Anna Maria Ortese: ogni descrizione non è mai per caso,  ma per contribuire al controllo e all’analisi degli eventi e dei personaggi.

È possibile percepire una profonda malinconia nell’intera narrazione. La protagonista, Evelina, racconta al lettore di se stessa come se si incontrasse per la prima volta e racconta degli altri come se fossero presenze eterne nella città di Napoli come anche nel suo cuore.

La guerra, il terremoto, non sono altro che confini indefinibili di un dolore più profondo, il dolore di Evelina e il dolore della città sono uguali sebbene apparentemente differenti.

La bellezza, l’amore, ogni tipo di sentimento narrato sono crudi e a volte crudeli, ma un forte sentimento di speranza permea l’intera narrazione ed è questo che dà al lettore la certezza che sia possibile invertire il processo della propria vita, di smettere di scappare dalla realtà per diventare prigionieri della torre d’avorio e di scegliere di sposare e vivere la vita ogni istante con intensità e semplicità, poiché essa è degna di essere vissuta, qualsiasi il suo lato oscuro, qualsiasi la sofferenza, qualsiasi la propria solitudine.

La torre d’avorio di Vincenza d’Esculapio, un libro da leggere e da amare.

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