What are we waiting for?

An empty blackboard where we don’t write anything because we don’t know what we want neither what we want to wish. It is empty because no good no bad people can be written down in order to discriminate the ones from the others. There is one distinction you should do and it is between the rich and the poor, yet, you avoid doing it because it may happen that the rich are also the bad. Sometimes it is, others it is not.

However, what really worries me is not the blank blackboard, but the absence of desires. It seems that the most have so plenty of everything that they don’t need anything and the others have such a few of everything that they don’t know where to start to desire.

In such a condition, what is worst is that many have discovered they don’t need anything but criticize what they will have received in the next few days. Those who have nothing, have also stopped to wait for receiving something.

What if we changed our comprehension of what a gift is? Why don’t we start to think about what we should give instead of what we are receiving? This should be a different beginning. The best would be if our calculation of what to give weren’t done according to the interest we should be paid back, but because the pleasure we receive donating is the greatest reward of all.

There is one more thing about gift. I’ve experimented that my preferred gifts to give and receive are those made by heart, by hand, by the simple wish of sharing a part of you which is essential to you. It doesn’t matter how much the gift will be paid, what really matters is the amount of sincere love that nothingness contains.

I’m very happy when I receive books because in a book I can find an entire unsuspected world. The most precious things are those which set you free from conventional consuetudes and open worlds inside your heart and feelings.

 

Una lavagna vuota con scritto niente sopra perché non sappiamo che cosa vogliamo e nemmeno che cosa vogliamo augurare. È vuota perché nessuna persona buona o cattiva può essere segnata per discriminare gli uni dagli altri. C’è una sola distinzione che sarebbe possibile fare ed è quella tra ricchi e poveri, tuttavia, si evita di farla perché potrebbe accadere che i ricchi sono anche i cattivi. Qualche volta è così, qualche volta non lo è.

Comunque, quello che mi preoccupa davvero non è la lavagna vuota, ma l’assenza di desideri. Sembra che la maggior parte abbia così tanto di tutto da non aver bisogno di niente e gli altri così poco di tutto da non sapere da dove cominciare a desiderare.

In tale condizione, ciò che è peggio è che molti hanno scoperto di niente altro che criticare quello che avranno ricevuto nei prossimi pochi giorni. Quelli che hanno poco hanno anche smesso di aspettare di ricevere qualcosa.

Che ne pensate di cambiare la nostra percezione del dono? Perché non cominciare a pensare a quello che si potrebbe dare invece che a quello che si potrebbe ricevere? Questo potrebbe essere un inizio differente. La cosa migliore sarebbe se il calcolo che facciamo su quello che doniamo non fosse fatto secondo l’interesse di quello da cui saremo ripagati, ma perché il piacere che riceviamo donando è la migliore ricompensa.

C’è ancora una cosa sul dono. Ho sperimentato che i doni che preferisco dare e ricevere sono quelli fatti con il cuore, con le mani, con il semplice desiderio di condividere una parte di sé che è essenziale. Non importa quanto costa il dono, ciò che conta è la quantità di amore sincero che quella piccolezza contiene.

Io sono molto contenta quando ricevo libri, perché in un libro posso trovare tutto un mondo insospettato. Le cose più preziose sono quelle che liberano dalle consuetudini convenzionali e aprono mondi nel proprio cuore e nei sentimenti.

 

 

 

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