On Everyone’s Lips

Do you know the story of the name which wanted to be on everyone’s mouth? Don’t you? I’ll tell you.

Once upon a time, it seems a tale but it is not… Well, once upon a time there was a name  -no matter if male or female, animal or plant- it was a name whose ambition (because sometimes names have ambitions) was to become a NAME.

Can you understand me? One of those great and famous names, one of those that everyone would repeat and repeat and repeat again, it doesn’t matter the reason why, the MUST was to be repeated.

Unfortunately, screaming and imposing its presence was the only way the name had to become a NAME. What else could he do if it had no deep thought, original ideas, honesty and dignity? It seemed that these aspects could be omitted: what mattered was to be a NAME, not the reason why you were!

Do you start to understand me? There are plenty of people like this, I’m sure you have met at least one in your still young life. Well, let me continue my story.

I have to admit that the name became a NAME, everyone talked of it, everyone fulfilled his mouth with that NAME which seemed to have an immortal echo, though the NAME could not understand what the echo repeated and repeated in the wind and in the storms, through the mountains and over the oceans till it reached the sky, the moon and the stars.

Everybody and everywhere repeated the NAME and the NAME was not worried, probably neither aware, of the many nails and worms coming out from those lips that were proclaiming every where the NAME, its NAME.

I think you can follow me. The essence of a name is not its greatness, but its fulness. Your name can be pronounced everywhere and mean nothing, or it can be less listened from the mouth of the many but have such a consistency and dignity to leave its signature forever.

That NAME, one of the many that exist, was an empty name, neither the capital letter at the beginning could give it the dignity it wasn’t worth of. The NAME wanted the others to have it on their lips, but he never cared how true and deep was its gift to people in order to remain impressed on those lips as in the memory of those people who, instead, were just mocking the Name, flattering it, using it, but never once pronouncing it with love.

The story is arriving to the end. The moral is usually said in the last lines, yet, I want to tell it now (I suppose it is evident) to let the last words to describe the end of the NAME. The moral is: better to be less famous but worth of dignity and respect than to be cheated because of our empty and silly presumption.

The NAME, who felt to be at the top of its fame, made a sad discovery (or probably it didn’t as engaged as it was to make its scene), he understood how great the scorn and ridiculous in which he had fallen, but he continued to remain on those lips long where  he rested and dived in the bitter spit where it had chosen its crave and shelter. The sour regurgitation sometimes seemed to drown and swallow it, but the NAMe was so full of itself it didn’t see that it was starting to become smaller and smaller and insignificant…

….NAME…NAMe…NAme…Name…name… everyone spit it out, at last!

 

Conoscete la storia del nome che voleva essere sulla bocca di tutti? Non la conoscete? Ve la racconterò.

C’era una volta, sembra una favola ma non lo è… Ebbene, c’era una volta un nome -non importa se maschile o femminile, se di animale o di pianta- era un nome  la cui ambizione (perché qualche volta i nomi hanno ambizioni) era diventare un NOME.

Riuscite a capirmi? Uno di quei nomi grandi e famosi, uno di quelli che tutti ripetono e ripetono e ripetono ancora, non importa per quale ragione, il MUST è essere ripetuti.

Sfortunatamente, urlare e farsi notare era l’unico modo che il nome aveva per diventare NOME. Che altro poteva fare se non aveva un pensiero profondo, delle idee originali, onestà e dignità? Sembrava che potesse fare a meno di questi aspetti: ciò che contava era essere un NOME, non la ragione per cui lo si è!

Cominciate a capirmi? Ci sono un mucchio di persone così, sono certa che ne abbiate incontrata almeno una nella vostra ancora giovane vita. Bene, continuerò la mia storia.

Devo ammettere che il nome diventò un NOME, tutti ne parlavano, tutti si riempivano la bocca con quel NOME che sembrava avere un’eco immortale, sebbene il nome non riuscisse a capire che cosa la eco ripetesse al vento e alle tempeste, attraverso le montagne e sugli oceani, fino a raggiungere il cielo, la luna e le stelle.

Tutti e ovunque ripetevano il NOME, e il NOME non si preoccupava, forse neanche ne era consapevole, dei tanti chiodi e dei vermi che spuntavano da quelle labbra che proclamavano ovunque il NOME, il suo NOME.

Penso riusciate a seguirmi. L’essenza di un nome non è la sua grandezza, ma la sua pienezza. Un nome può essere pronunciato ovunque e significare niente, oppure può essere meno ascoltato sulla bocca di tutti, ma avere tale coerenza e dignità da lasciare il suo segno per sempre.

Quel nome, uno dei tanti che esistono, era un nome vuoto, neanche la lettera maiuscola all’inizio poteva dargli quella dignità di cui non era degno. Il NOME voleva essere sulle labbra di tutti, ma non si preoccupò mai di quanto vero e profondo fosse il suo dono alle persone per restare davvero impresso su quelle labbra e nella memoria di quelle persone che, invece, si prendevano gioco del NOME, lo adulavano, lo usavano, ma neanche una volta lo pronunciavano con amore.

La storia sta arrivando alla fine. La morale si dice di solito negli ultimi righi, tuttavia, io voglio dirla ora (suppongo sia già chiara) per lasciare le ultime parole per descrivere la fine del NOME. La morale è: meglio essere meno famosi ma degni di dignità e rispetto che essere ingannati per la nostra vuota e sciocca presunzione.

Il NOME, che sentiva di essere arrivato all’apice della sua fama, fece una triste scoperta (o forse neanche la fece impegnato come era a rappresentare la sua scena), comprese la vergogna e il disprezzo in cui era precipitato, ma continuò a restare a lungo su quelle labbra dove si riposava e si tuffava nella saliva acida dove aveva scelto la sua culla e il suo rifugio. Il rigurgito acido qualche volta sembrava annegarlo e ingoiarlo, ma il NOMe era così pieno di se stesso che non si accorse che stava diventando sempre più piccolo e insignificante…

…NOME…NOMe…NOme…Nome…nome… tutti lo sputarono via, infine!

 

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