‘The Leisure Seeker’: the story of a rational nostalgia

The Leisure Seeker written by Michael Zadoorian has been for me a pleasant but also a confusing reading. It has been really like a mixture of irrational and rational feelings in  a comprehensible though sometimes impossible to face nostalgia for what we have been and we are no more. A return to the past whose end will never be a return to the present, however present is the time in which that past has got its shape.

I haven’t watched the movie, Ella and John directed by Paolo Virzì, because when the movies concern a book I usually prefer reading the book first.

The story of the travel back to their common origins made by Ella and John has seemed to me sometimes boring at first, though the reason of this travel was not to escape from reality, but to reconcile the new reality with a life lived in the past and probably overcome by the many responsibilities ninth present towards the sons, the house, the work.

When Ella finds herself in point of death and her husband John close in a world where time has no name and no space, she decides to reconcile them with their own story: something which probably each one should do. It is at this point that the reader realizes the kind of travel the protagonists are doing and that there is no return from that travel however the story is going to end.

The streets, the places, despite their physical consistency, have no more density or volume or weight… those places, the incidents which occur during the narration, are nothing more than the new shape Ella has decided to give their present and future.

Their life is nothing but a travel they have begun together and that has to be finished together, whatever John’s awareness, whatever their son’s wish to be next to them. There is something which regards only them, Ella and John, and no one can comment or discuss because there are choices that belong exclusively to them.

The travel, the research, the space and time have become interior places and only the two protagonists, above all in the lucid determination Ella showed to have, can perceive which is the right conclusion at the right time.

No judgement, no emotion, no contrasting feeling can dare intervene in such personal choices. The only thing which remains is respect, a sorrowful and melancholy respect… It’s not up to you to judge… This is what Ella tells us and it is probably the truest of the truth… none can judge, but only live.

 

In viaggio contromanscritto da Michael Zadoorian è stata per me una lettura bella, ma anche un po’ disorientante. È stato proprio come una mistura di emozioni irrazionali e razionali in una comprensibile sebbene talvolta difficile da affrontare nostalgia per ciò che siamo stati e che non siamo più. Un ritorno a un passato la cui conclusione non sarà mai un ritorno al presente, per quanto presente sia il tempo in cui quel passato ha preso forma.

Non ho visto il film, Ella and John diretto da Paolo Virzì, poiché quando i film si ispirano a un libro preferisco prima leggere il libro.

La storia del viaggio all’indietro verso le comuni origini fatto da Ella e John mi è sembrato all’inizio un po’ noioso, sebbene la ragione di questo viaggio non fosse scappare dalla realtà, ma riconciliare la nuova realtà con una vita vissuta nel passato e probabilmente superata dalle molte responsabilità del presente, verso i figli, la casa, il lavoro.

Quando Ella si scopre in punto di morte e suo marito John è chiuso in un mondo in cui il tempo non ha né un nome né uno spazio, lei decide che è tempo di riconciliarsi con la loro storia: qualcosa che forse tutti dovrebbero fare. È a questo punto che il lettore comprende il tipo di viaggio che i protagonisti stanno facendo e che non c’è ritorno da quel viaggio in qualsiasi modo la storia finisca. 

Le strade, i luoghi, nonostante la loro consistenza fisica, non hanno più densità o volume o peso… quei luoghi, gli incidenti che accadono durante la narrazione, non sono altro che la nuova forma che Ella ha deciso di dare al loro presente e al loro futuro.

La loro vita non è altro che un viaggio che hanno cominciato insieme e che devono finire insieme, qualunque sia la consapevolezza di John, qualunque sia il desiderio dei loro figli di restargli accanto. C’è qualcosa che riguarda solo loro, Ella e John, e nessuno può commentare o discutere perché ci sono scelte che appartengono esclusivamente a loro.

Il viaggio, la ricerca, lo spazio e il tempo sono diventati luoghi interiori e solo i due protagonisti, soprattutto nella lucida determinazione che Ella mostra di avere, possono percepire quale sia la giusta conclusione al momento giusto.

Nessun giudizio, nessuna emozione, nessun sentimento contrastante può osare intervenire in scelte così personali. L’unica cosa che resta è rispettare, un rispetto doloroso e malinconico… non sta a voi giudicare… Questo è ciò che Ella ci dice ed è probabilmente la più vera delle verità… nessuno può giudicare, ma solo vivere.

 

 

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