The story of one is the story of everyone

The 25th of November is arriving and, as usual, many will be the celebrations to remember the fight against any kind of violence against the women, it is right.

Yet, though many steps have been done, let’s remember that it is not one day of celebration in our life which can change the culture and, above all, the behavior of those who are too frequently inclined to discrimination and supremacy towards the women.

Silence and indifference, we know, are two of the main causes to the increase of violence though they are not directly implied in the violence in itself, however, these attitudes play an important role. Indifference and silence create a sort of protection to violence, a sort of protection of the raper and, above all, a shelter for our own disease to cope with such a matter.

When I listen on Tv to the interviews to the neighbor after a domestic violence has reached its worst apex with the death, I feel surprised because in the mouth of every interviewed there are no words to reveal the torments both physical and psychological lived in the next door. The neighbor’s surprise is my same surprise, but they were there! I can’t explain this!

We are used to complain because the music in the next flat is too loud, or because the children play with a ball or because we can listen to the dog walking along the corridor and in the rooms, etc. How is it possible not to hear the slam of a body that falls on the floor, not to hear the cries and the screams of the woman or of the children, not to hear the slaps and punches, not to hear the voice of the man and of the woman fighting or imploring, not to hear the noise of the objects falling on the floor dragged by that woman body which falls as dead… How can it be?

Once we said that women had to break their silence, and it is true, they MUST do, but we also MUST do the same!

We don’t want to hear, or see, we don’t want to be implied, we don’t want to intervene, we don’t want to be a part of that story. Silly people we are, preferring to be accomplice… so much, nobody knows!

I can imagine the embarrass to meet in the lift that man the day after and talk about the weather as nothing had happened… because it seems that nothing had for him and us too. I can imagine to meet that woman at the supermarket pretending not to see her, even changing the aisle to buy something else… not to see the livid flower over her face that neither the sunglasses in such a rainy day can completely hide.

I can imagine our lack of courage, I may even understand the embarrassment, but I cannot justify the silence and the indifference.25 novembre.001

Let’s just remember that the number of women MADE DEATH because women does not decrease. Let’s just remember that for each empty chair -at home, at work, in the streets, in the daily life, beyond the wall of our flat- there could be a woman molested, violated, raped, physically and psychologically hurt.

For each of the empty chairs there is an abandoned shoe. It does not belong to Cinderella, neither there exists a Prince who could give it back to her. It belongs to a woman. She was free, aware and independent. She was a woman who had chosen to be herself.

Don’t close your eyes, it concerns you too!

 

Il 25 novembre si avvicina e, come al solito, ci saranno molte celebrazioni per ricordare la lotta contro ogni forma di violenza contro le donne, è giusto.

Tuttavia, sebbene molti passi siano stati fatti, ricordiamoci che non né un solo giorno di celebrazione nella nostra vita che può cambiare la cultura e, soprattutto, il comportamento di quelli che sono troppo frequentemente inclini alla discriminazione e alla supremazia verso le donne.

Il silenzio e l’indifferenza, lo sappiamo,  sono due delle maggiori cause dell’aumento della violenza sebbene non siano coinvolti direttamente nella violenza in se stessi, in ogni caso, questi atteggiamenti giocano un ruolo importante. L’indifferenza e il silenzio creano una specie di protezione alla violenza, una specie di protezione al violento e, soprattutto, un rifugio al nostro disagio di affrontare tale argomento.

Quando ascolto alla Tv le interviste ai vicini dopo che una violenza domestica abbia raggiunto l’apice della morte, sono sorpresa perché nella bocca di ogni intervistato non ci sono parole che rivelino i tormenti sia dici che psicologici vissuti nella porta accanto. La sorpresa dei vicini è la mia stessa sorpresa, ma loro erano lì! Non riesco a spiegarmelo!

Ci lamentiamo sempre perché la musica nell’appartamento accanto è troppo alta, o perché i bambini giocano con la palla, o perché sentiamo il cane che cammina nel corridoio o nelle stanze, etc. Come è possibile non sentire lo sbattere di un corpo che cade sul pavimento, non sentire i pianti e le urla della donna o dei bambini, non sentire gli schiaffi e i pugni, non sentire le voci dell’uomo o della donna che urlano o che implorano, non sentire il rumore degli oggetti che cadono sul pavimento trascinati da quel corpo di donna che cade a peso morto… Come può essere?

Una volta si diceva che le donne devono rompere il silenzio, ed è vero, devono farlo, ma dobbiamo farlo anche noi!

Noi non vogliamo sentire o vedere, noi non vogliamo essere coinvolti, noi non vogliamo intervenire, noi non vogliamo essere parte di quella storia. Quanto siamo sciocchi preferendo essere complici… tanto, nessuno lo sa!

Riesco a immaginare l’imbarazzo di incontrarsi in ascensore con quell’uomo il giorno dopo e parlare del tempo come se non fosse accaduto nulla… perché sembra che nulla sia accaduto per lui e neanche per noi. Posso immaginare di incontrare quella donna al supermercato facendo finta di non vederla, cambiando persino la corsia per comprare qualche altra cosa… per non vedere il fiore livido sul suo viso che neanche gli occhiali da sole in quel giorno di pioggia riescono a nascondere completamente.

Posso immaginare la mancanza di coraggio, posso persino comprendere l’imbarazzo, ma non posso giustificare il silenzio e l’indifferenza.

Ricordiamoci che il numero delle donne FATTE MORTE in quanto donne non diminuisce. Ricordiamoci che per ogni sedia vuota -a casa, al lavoro, per strada, nella vita quotidiana, oltre il muro del nostro appartamento- potrebbe esserci una donna molestata, violata, stuprata, ferita fisicamente e psicologicamente.

Per ognuna delle sedie vuote c’è una scarpetta abbandonata. Essa non appartiene a Cenerentola, né esiste un Principe che possa restituirgliela. Essa appartiene a una donna. Lei era libera, consapevole e indipendente. Era una donna che aveva scelto di essere se stessa.

Non chiudete gli occhi, riguarda anche voi!

 

 

 

2 pensieri su “The story of one is the story of everyone

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