Simonetta Lamberti: a cloud in the sky

Today, 21st November, in the day of her birthday, a small square in Naples will be entitled to Simonetta Lamberti, innocent victim of criminality killed in 29th May 1982 by the camorra while she was returning home after a day to the beach with her father, the judge Lamberti, who was the real objective of the murderers.

Simonetta died. She was only 11 and had a long life to be lived if that day she hadn’t met the violence of the malavita. She was innocent and she remains such, but the emptiness of her absence has profoundly hurt the life of those who love her.

The dignity of her mother, Angela Procaccini, and the courage of her sister and brothers will never change a fact: a young girl has been deprived of her life without any plausible reason. There are no reasons to explain such a violence and such a suffering. Yet, her mother, the personification of sweetness beyond every explainable pain, continues to give life to her child and to her innocence when she speaks to the young in the schools or in prison and teaches them that each person has the opportunity to be different, because honesty as criminality are the fruit of choices, of the courage to discern the good from the evil, the strength to oppose whatever could be an offense or a danger to the others.

I don’t speak just to speak. I’ve met these women, this mother and this sister; I’ve written several times about Simonetta and she has become like a small sister acquired for me.

The small square “Largo Simonetta Lamberti”, is nothing but a symbol, but it is important because to everybody were clear that innocence exists and survives in our perseverance to oppose criminality, also at risk of our own life.

When Simonetta was at school, she was asked, with her schoolmates, to write something to introduce her; she wrote a passage where her simplicity and joy of life was evident and she finished her work by writing “Goodbye, my name is Simona, I am a cloud lost in the sky”. And she has always been…

Let’s protect the innocence and the innocents, let’s face our own responsibility when silently we don’t oppose the evil to protect our owns interest: whenever we do, an innocent dies.  Let’s discover the purity necessary to rise our eyes to that sky to see that beautiful cloud which smiles at us and only asks to let her life and voice to be lived and heard through ours.

Goodbye, Simonetta! Welcome Simonetta!

 

Oggi, 21 Novembre, nel giorno del suo compleanno, una piccola piazza sarà intitolata a Napoli a Simonetta Lamberti, vittima innocente di criminalità uccisa il 29 maggio 1982 dalla camorra mentre tornava a casa dopo una giornata al mare con suo padre, il giudice Lamberti, che era il reale obiettivo degli assassini.

Simonetta morì. Aveva solo 11 anni e una lunga vita da vivere se quel giorno non avesse incontrato la violenza della malavita. Era innocente e rimane tale, ma il vuoto della sua assenza ha profondamente ferito la vita di quelli che la amano.

La dignità di sua madre, Angela Procaccini, e il coraggio di sua sorella e dei fratelli non cambieranno mai un fatto: una ragazzina è stata privata della sua vita senza nessuna ragione plausibile. Non ci sono ragioni che spieghino una tale violenza e una tale sofferenza. Eppure, sua madre, la personificazione della dolcezza oltre ogni comprensibile dolore, continua a donare la vita alla sua bambina e alla sua innocenza quando parla ai giovani nelle scuole o nelle carceri e insegna loro che ogni persona ha la possibilità di essere differente, perché l’onestà come la criminalità sono frutto di scelte, del coraggio di discernere il bene dal male, dalla forza di opporsi a qualsiasi cosa possa essere un’offesa o un pericolo per gli altri.

Non parlo tanto per parlare. Ho conosciuto queste donne, questa madre e questa sorella; ho scritto diverse volte di Simonetta e lei è diventata per me come una sorellina acquisita.

La piazzetta “Largo Simonetta Lamberti”, non è che un simbolo, ma è importante perché a tutti sia chiaro che l’innocenza esiste e sopravvive nella nostra perseveranza di opporci alla criminalità, anche a rischio della nostra stessa vita.

Quando Simonetta era a scuola, fu chiesto a lei e ai suoi compagni di scrivere qualcosa per presentarsi; lei scrisse un brano dove la sua semplicità e la sua gioia di vivere erano evidenti e concluse il suo lavoro scrivendo “Ciao, mi chiamo Simona, sono una nuvola che si perde nel cielo”… e lo è stata per sempre.

Proteggiamo l’innocenza e gli innocenti, guardiamo in faccia la nostra responsabilità quando in silenzio non ci opponiamo al male per proteggere i nostri interessi: ogni volta che lo facciamo, un innocente muore. Scopriamo la purezza necessaria per alzare lo sguardo verso quel cielo e vedere quella bella nuvola che ci sorride e che ci chiede solo di lasciare che la sua voce e la sua vita possa essere vissuta e udita attraverso la nostra.

Ciao, Simonetta! Benvenuta, Simonetta!

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