A sudden upsurge of a never ended violence: feminicide

Three women dead in one day in the same region, Campania, because of the hand of a man who didn’t want to accept the separation seems really too much, don’t you think?

And this without discussing the many women who silently bear the anguish of the violence they suffer and those who after courageously breaking their silence find themselves alone to fight that pseudo man who after the denounce has become even more violent.

There are too many feminicides which are clearly announced, but what institutions do to annihilate them is absolutely unsatisfactory. Both because of lack of funds and because there is no preparation to face with such a plague, what really happens is that women are twice abandoned to their destiny.

There is no preparation because those who work with all their strength to defeat such a violence from the society have to cope with many different levels of intervention:

  1. answering the immediate need. That is to listen and guide a woman to denounce and to provide a new placement for the woman and her sons. What happens more frequently is that the woman returns home, the police make the control and the man feels is rage increasing because is power has been put in discussion. What do you think would be the consequence of such a rage?
  2. fighting the institutional break. That is to try to find an alternative solution for the woman who has denounced such as a family house for women. Many of the family houses have been closed because of lack of money and the few which resist due their existence to volunteers.
  3. safeguarding the anonymity of the women to protect them and contemporary create the condition for a woman to work to be independent. Can the economical conditions of a country that does not invest in the citizens’ safeness in general, support this kind of necessity?
  4. contribute to the legal persecution of the man who has accomplished domestic violence.
  5. providing the psychological support needed by the violated woman and her sons.
  6. providing the parental family of the economical support in case the mother has been killed.
  7. working to change the ancient culture which considers women submitted to the inclinations of the men and to their will.

These are only some of the many issues to be argued, probably not the most important, but certainly not the least.

What should we do in front of such an obsessive repetition of these crimes? Because, you know, the answer is inside each person; we cannot wait things to happen before making our own part.

We should work with children since the beginning to show them a different kind of relationship between the sexes. We should break our silence when we see or listen to someone we know or simply meet who is abusing physically or psychologically or even only verbally of a woman’s dignity. At school, we should be more careful to the signal the children give us. The children of families where violence is the rule, show their own disease -the one that is often labelled as kinesthetic or, on the contrary, apathetic- and that sometimes is the denounce of an interior disease.

There is one more very important thing we should do: never use a language which justify the criminal  and judge the victim. We know we do! Sometimes, we are unaware, we should learn never do it again

 

Tre donne morte nello stesso giorno nella stessa regione, la Campania, per mano di un uomo che non voleva accettare la separazione, sembra veramente troppo, non credete anche voi?

E questo senza parlare delle molte donne che in silenzio sopportano l’angoscia della violenza che subiscono e di quelle che, dopo aver coraggiosamente rotto il loro silenzio, si ritrovano da sole a combattere contro quello pseudo uomo che dopo la denuncia è diventato persino più violento.

Ci sono troppi femminicidi che sono chiaramente annunciati, ma quello che le istituzioni fanno per debellarli è assolutamente irrisorio. Sia per la mancanza di fondi sia perché non c’è una preparazione che sia adeguata ad affrontare questa piaga, ciò che accade davvero è che le donne sono due volte abbandonate al proprio destino.

Non c’è preparazione perché quelli che lavorano con tutta la propria forza per sconfiggere questa violenza, devono affrontare molti livelli di intervento:

  1. rispondere al bisogno immediato. Cioè ascoltare e guidare una donna a denunciare e provvedere a una nuova sistemazione per la donna i suoi figli. Ciò che accade più di frequente è che la donna ritorna a casa, la polizia fa i controlli e l’uomo sente crescere la propria rabbia perché il suo potere è stato messo in discussione. Quale credete che sia la conseguenza di una tale rabbia?
  2. combattere le pause istituzionali. Cioè cercare di trovare una soluzione alternativa per la donna che ha denunciato, come una casa famiglia. Molte case famiglia per donne sono state chiuse a causa della mancanza di denaro e le poche che resistono devono la loro esistenza al volontariato.
  3. salvaguardare l’anonimato delle donne per proteggerle e contemporaneamente mettere la donna nella condizione di essere indipendente tramite il lavoro. Le condizioni economiche di un paese che non investe nella sicurezza dei cittadini in generale, sostenere tale necessità?
  4. contribuire alla persecuzione legale dell’uomo che ha compiuto violenza domestica.
  5. fornire il supporto psicologico  necessario a una donna abusata e ai suo figli.
  6. sostenere la famiglia parentale affidataria nel caso di assassinio della madre.
  7. lavorare per modificare l’antica cultura che considera le donne sottomesse alle inclinazioni degli uomini e alla loro volontà.

Questi sono solo alcuni dei molti argomenti che dovrebbero essere discussi, forse non i più importanti, ma nemmeno i meno importanti.

Che cosa dovremmo fare dinanzi all’ossessiva ripetizione di questi crimini? Perché, lo sappiamo, la risposta è dentro ciascuna persona; non possiamo aspettare che le cose accadano prima di fare la nostra parte.

Dovremmo lavorare con i bambini fin dal principio per mostrare loro una relazione diversa tra i sessi. Dovremmo rompere il nostro silenzio quando ascoltiamo o osserviamo qualcuno che conosciamo o che semplicemente incontriamo qualcuno che abusa psicologicamente o fisicamente o anche solo verbalmente della dignità di una donna. A scuola, dovremmo essere più attenti ai segnali che ci mandano i bambini. I bambini di famiglie dove la violenza è la regola mostrano il proprio disagio -quello che spesso è etichettato come cinestesia o, al contrario, apatia- e che a volte è la denuncia di un disagio interiore.

C’è ancora una cosa molto importante che potremmo fare: non usare mai un linguaggio che giustifichi il criminale e giudichi la vittima. Sappiamo che lo facciamo, talvolta inconsapevolmente, dovremmo imparare a non farlo più.

 

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2 pensieri su “A sudden upsurge of a never ended violence: feminicide

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