M. C. Escher: Paradoxes and Points of View

Escher’s world has still once conquered my whole being. I know nothing about Maths and Physics, or really a little, but Escher has always attracted my attention because of his vision of nature and man and life altogether.

This morning my feeling and attraction have been confirmed and, if possible, even increased. I have gone to visit the Exhibition dedicated to his works at PAN, Palace of Arts in Naples, and I was completely fascinated.

The Exhibition, which shows the main of his works (Metamorphoses II, Bond of Union,  Day and Night, Relativity, Perpetual Motion, etc.), seems to possess the power to grasp your mind and heart and lead them both in the visionary but concrete world of the artist’s passion as well as in your own deepest untold.

You could visit it in order to understand how much Maths and Physics rule nature and the world, but you could also let the artist guide you through the infinite possible visions you can have and understand if you only set yourself free from any conditioning to taste and smell the scent of differences and possibilities we have.

I choose for myself this second analysis, and it has been impossible to deny the existence of the many points of view and paradoxes which are the eternal challenge to our everyday life.

In front of Bond of Union,  I couldn’t stop remembering how often this work has entered in my classes when I explained English Literature and more exactly T. S. Eliot and also observing his Mosaic II, where in the attempt of fulfilling every possible space in white and black, among the animals and strange creatures which appear on the background there is also a guitar: it is the only object in the middle of so many creatures and monsters.

I asked myself if it depended on the same feeling for music that Eliot had. The universality of music as the only possible way to communicate in the desperate solitude where each one has become slave to himself. I don’t know, but I like to think about this as an opportunity, a possible vision in a world that too often forgets the sweetness of communication because has lost itself in our fear to discover we are  nothing else but human.

Escher, an artist, a scientist, a man.

 

Il mondo di Escher mi ha ancora una volta conquistata completamente. Non so nulla di matematica e fisica, o veramente poco, ma Escher ha sempre attratto la mia attenzione a causa della sua visione dell’uomo, della natura e della vita in un tutto unico.

Stamattina i miei sentimenti e la mia attrazione sono stati confermati e, se è possibile, sono persino aumentati. Ho visitato la Mostra dedicata alle sue opere al PAN, Palazzo delle Arti a Napoli, e sono rimasta completamente affascinata.

La Mostra che esibisce molte delle sue opere principali (Metamorfosi II, Vincolo di unione, Giorno e notte, Relatività, Movimento perpetuo, ecc.), sembra avere il potere di afferrare la mente e il cuore e condurli entrambi nel mondo visionario ma concreto della passione dell’artista come anche nel proprio più profondo non detto.

Si può visitare con lo scopo di comprendere quanto la matematica e la fisica regolino la natura e il mondo, ma si può anche lasciare che l’artista ci guidi attraverso le possibili infinite visioni si riesca a percepire e comprendere se soltanto ci si dispone liberi da ogni condizionamento a gustare ed assaporare l’aroma delle differenze e delle possibilità che abbiamo. 

Ho scelto per me stessa questa seconda analisi e non mi è stato possibile negare l’esistenza dei molti punti di vista e dei paradossi che sono la sfida continua nella nostra vita quotidiana.

Dinanzi a Vincolo di unione, non ho potuto evitare di ricordare quante volte quest’opera è entrata nelle mie classi quando spiegava la letteratura inglese e in particolare T. S. Eliot e anche osservando il suo Mosaico II, dove nel tentativo si riempire ogni spazio vuoto in bianco e nero, tra gli animali e le strane creature che appaiono sullo sfondo c’è anche una chitarra: l’unico oggetto in mezzo a tante creature e mostri.

Mi sono chiesta se dipendesse dallo stesso sentimento per la musica che aveva Eliot. L’universalità della musica come unico modo possibile per comunicare nella solitudine disperata dove ciascuno è diventato schiavo di se stesso. Non so la risposta, ma mi piace pensare a questa come un’opportunità, una visione possibile in un mondo che troppo spesso dimentica la dolcezza della comunicazione perché si è smarrito nella paura di scoprire che non siamo altro che esseri umani.

Escher, un artista, uno scienziato, un uomo.

 

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