“Muganga, la guerra del dottor Mukwege” and our guilty silence.

Colette Braeckman is a journalist from Belgium who has become an expert about the African history and condition; Denis Mukwege is a doctor who received many prizes and  acknowledgments because of his action next to the women victims of war-raping, the last prize is the Nobel Prize for Peace 2018.

This book is the result of the meeting between these two very honorable people who used to put their activity to the service of truth and people.

The book can be considered a documentary book as well as a history book or a book where the protagonist tells about his feeling and emotions never forgetting to look at the humanity of his patients and to their stories, a testifying book. It can be also considered as an analysis of the history of Africa, the many Africas, which coexist in the world’s ancient continent, but also the most abandoned and exploited.

Nor the journalist nor the doctor want to be elected as heroes, but both  describe the forgotten history of Africa for what it is. They are not looking for clamor or fame, they just want to give a voice to the submersed and even try to understand the reason why of such a violence against the women’s genitals apart the raping in itself. The answer dottor Mukwege finds is discomforting, they want to perpetrate a complete genocide through destroying the reproductive power both of women and men who, being witnesses to the violence of their wives, are often as psychologically raped and made impotent.

There is something beyond the description and the history which has resulted really interesting and surprising to me: my absolute lack of knowledge of Africa, the name of the places were for me unknown, the name of the people unpronounceable. It was like I had been reading of an unknown planet, and I was ashamed for this.

How could it be possible I was so ignorant about the first known continent in the Earth? How could I be so ignorant about the places, except the most renown ones, and be so unable to tell those names? Was my presumption of westernization so great to forget how much we have exploited and stolen Africa without recognizing its culture and history and values?

Many the questions I will be looking an answer for. At the moment, I can only suggest to learn to learn and to be willing to learn. Reading this book could be the first step.

 

Colette Braeckman è una giornalista belga che è diventata esperta dell’Africa e delle sue condizioni; Denis Mukwege è un dottore che ha ricevuto molti premi e riconoscimenti per la sua azione accanto alle donne vittime di stupro di guerra, l’ultimo è il premio Nobel per la Pace 2018.

Questo libro è il risultato dell’incontro tra queste due persone molto degne che hanno messo la propria attività al servizio della verità e delle persone.

Il libro può essere considerato un documentario, ma anche un libro di storia o un libro in cui il protagonista racconta dei propri sentimenti ed emozioni senza mai dimenticare di osservare l’umanità dei suoi pazienti e delle loro storie, un libro testimonianza. Può essere anche considerato come un’analisi della storia dell’Africa, delle molte Afriche, che coesistono nel continente più antico del mondo, ma anche il più abbandonato e sfruttato.

Né la giornalista né il dottore vogliono essere considerati eroi, ma entrambi descrivono la storia dimenticata dell’Africa per quello che è. Non cercano clamore o fama, vogliono solo dare voce al sommerso e persino cercare di comprendere le ragioni di una tale violenza contro i genitali femminili oltre lo stupro in se stesso. La risposta che trova il dottor Mukwege è sconfortante, si vuole perpetrare un genocidio totale attraverso la distruzione del potere riproduttivo sia delle donne che degli uomini i quali, essendo stati testimoni dello stupro delle loro mogli, sono spesso come stuprati psicologicamente e resi impotenti.

C’è qualcosa oltre la descrizione e la storia che mi è risultato interessante e sorprendente: la mia assoluta mancanza di conoscenza dell’Africa, i nomi dei luoghi mi erano sconosciuti, i nomi delle persone impronunziabili. Era come se stessi leggendo di un pianeta sconosciuto, e mi sono vergognata per questo.

Come è possibile che io fossi così ignorante circa il primo continente noto della terra? Come potevo essere così ignorante sui luoghi, tranne i più noti, ed essere talmente incapace di pronunciare quei nomi? La mia presunzione di occidentalizzazione era cos’ grande da dimenticare quanto abbiamo sfruttato e rubato dall’Africa senza riconoscerne la cultura, i valori, la storia?

Sono molte le domande alle quali cercherò una risposta. Per ora posso solo suggerire di imparare a imparare e con il desiderio di farlo. Leggere questo libro è il primo passo.

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