The time we don’t live

There is an inner time and a chronological one that, tough living together, never coincide. The chronological time follows the things we do, while the inner time follows the invisible mechanism of our mind not conditioned by the things, but supported by the thought.

As regards the chronological time, we are very often puppets in the hands of the hidden, or not so hidden, constriction we undergo, whether self-created or externally imposed. The interior time, indeed, follows our life as a whole; it does not impose borders among the episodes in our life, the feelings, the emotions, the successes and the failures.

While the chronological time shows to us only what we have to do or what we have been doing in the last few hours, the inner time tells us about our entire life and it does through a sort of melting pot where everything we have lived is there to implore to be saved from oblivion in order to tell us the truth about ourselves.

Of course, the chronological time is important because it represents the present and what we are doing at the moment, we cannot lack to respect its striking hours, we cannot stop living… we shouldn’t, but sometimes we do. When the chronological time possesses us to the point of compelling us to live minutes which exhaust in themselves without building a route and a direction to our choices, it is defrauding us of the freedom to choose who we want to be.  When it obliges us to live the eternal egoistic time spent to protect ourselves without an occasion to meet the real world where other people live in our same condition and disease, it is separating us from the life itself and from ourselves reducing us to shadows of a humanity which is disappearing in the gloomiest night forever.

The inner time, instead, contains many of the questions and answers we should find a meaning to. It is not the resolution to our present time, but it is the connection with what really matters and what doesn’t. The inner time is fulfilled of our oddities as well as of our conquests. It contains the good and the bad we have lived, but also the tiny request to improve our best and decrease the worst. The inner time represents that interior landscape we should refer to in order to admit our mistakes and to change them in opportunity to become better.

However, with my regret, many prefer to forget their inner time, they try to ban it from their lives, they don’t want to develop a conscience and awareness about their actions. This is the reason why they move and act as robot never asking and never answering to the fundamental questions every life should contain and be enriched of. They live, but are not alive; they move, but don’t act; they smile, but they are not happy; they suppose, but not think; they feel they can do whatever, but they can’t because they are not free.

The time we don’t live is the time which condemns us to be the eternal prisoners of the eternal nothingness which enslaves us in golden cages without any door.

 

C’è un tempo cronologico e un tempo interiore che, sebbene convivendo, non coincidono mai. Il tempo cronologico segue le cose che facciamo, mentre il tempo interiore segue i meccanismi invisibili della nostra mente non condizionata dalle cose, ma sostenuta dal pensiero.

Per quanto riguarda il tempo cronologico, siamo spesso burattini nelle mani di una costrizione nascosta, o non così nascosta, che subiamo sia se auto-costituita, sia se imposta dall’esterno. Il tempo interiore, invece, percorre la nostra vita per intero; non impone confini tra gli episodi della nostra vita, i sentimenti, le emozioni, i successi e i fallimenti.

Mentre il tempo cronologico ci mostra solo quello che dobbiamo fare o quello che abbiamo fatto nelle ultime poche ore, il tempo interiore ci parla di tutta la nostra vita e lo fa mostrandoci una specie di miscuglio in cui ogni cosa che abbiamo vissuto è lì a implorarci di essere salvata dall’oblio per raccontarci la verità di noi stessi.

Naturalmente, il tempo cronologico è importante perché rappresenta il presente e ciò che stiamo facendo ora, non possiamo mancare di rispettare le sue ore che scoccano, non possiamo smettere di vivere… non dovremmo, ma qualche volta lo facciamo. Quando il tempo cronologico ci possiede al punto di farci vivere minuti che si esauriscono in se stessi senza costruire una rotta e una direzione alle nostre scelte, ci sta privando della libertà di scegliere chi cogliamo essere. Quando ci obbliga a vivere l’eterno tempo egoista   speso a proteggere noi stessi senza darci l’occasione di incontrare il mondo reale dove altre persone vivono la nostra stessa condizione e disagio, esso ci sta separando dalla vita stessa e dagli altri riducendoci a ombre di una umanità che sta scomparendo per sempre  nella notte più oscura.

Il tempo interiore, invece, contiene molte delle domande e delle risposte alle quali dovremmo trovare un significato. Non è la soluzione al nostro presente, ma è la connessione tra ciò che conta davvero e ciò che non conta per niente. Il tempo interiore è pieno delle nostre stranezze, ma anche delle nostre conquiste. Contiene il bene e il male che abbiamo vissuto, ma anche la sottile richiesta di migliore il meglio e far diminuire il peggio. Il tempo interiore rappresenta quel paesaggio interiore cui dovremmo riferirci per riconoscere i nostri errori e trasformarli in opportunità per diventare migliori.

Comunque, con mio dispiacere, molti preferiscono dimenticare il proprio tempo interiore, cercano di bandirlo dalla propria vita, non vogliono sviluppare una coscienza e una consapevolezza delle proprie azioni. È per questo che si muovono come robot senza mai chiedere né rispondere alle domande fondamentali che ogni vita dovrebbe contenere e di cui dovrebbe arricchirsi. Vivono, ma non sono vivi; si muovono, ma non agiscono; sorridono, ma non sono felici; suppongono, ma non pensano; sentono di poter fare qualsiasi cosa, ma non possono perché non sono liberi.

Il tempo che non viviamo è il tempo che ci condanna a essere prigionieri eterni dell’eterna nullità che ci schiavizza in prigioni dorate che non hanno porta alcuna.

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