Sharing a life

The existence of the others is not determined by their being excluded from ours. It is not discrimination and division that make of human beings people worth of a living.

We have got used to speak of people and things dividing them in categories, like in the well known dystopian novel ‘Brave New World’ by Aldous Huxley. This is a wrong as well as a dangerous interpretation of the role and the engagement people have in their lives and in the lives of the others.

Those categories were useful to simulate a strong but apparent stability and well functioning system. Strong because it was an unavoidable system, dangerous because behind the appearance there was nothing but the emptiness of ideas and feelings.

We have got used to describe our existence in terms of differentiation from the others -black/white, believer/atheist, man/woman, rich/poor, etc.- we have forgot the person; what we miss in this kind of discrimination is to realize who the others are really and who we are truly. Instead of speaking of us and listening to the others describing themselves for what we are, we underline their difference.

Is it because we have no spirit and comprehension active enough to understand ourselves? Is it because we don’t have the courage to look at the essential of every human being which is not what we differ in but what we have in common? I don’t know, maybe the two and even more.

Yet, one thing I know and it is that if we don’t give up looking at each other to establish a distance among us, we won’t be able neither worth to build up an existence where each one is called to determine itself and to share experiences and life. We are consecrating ourselves to death if we don’t stop discriminating and don’t give life back its true and deep meaning and sense.

It is not the difference which separates us, indeed it could unite us in harmony, it is the fear of ourselves and of our weakness which creates the distance; it is the prejudice we show towards the others to nurture that border which does not separate the others from us but we from ourselves. There are borders which are not closing the others outside, but which are imprisoning us in our stubborn and blind loneliness.

 

L’esistenza degli altri non è determinata dal loro essere esclusa dalla nostra. Non sono la discriminazione e la divisione che rendono gli essere umani degni di vivere.

Ci siamo abituati a parlare delle cose e delle persone dividendole in categorie, come nel noto romanzo dispotico Brave New World, di Aldous Huxley. Questa è un’interpretazione errata quanto pericolosa del ruolo e dell’impegno che le persone devono mettere nella propria vita e in quella degli altri.

Quelle categorie erano utili per simulare una stabilità forte ma apparente e un sistema ben funzionante. Forte perché era un sistema inevitabile, pericoloso perché dietro l’apparenza non c’era altro che un vuoto di idee e sentimenti.

Ci siamo abituati a descrivere la nostra esistenza in termini di differenza dall’altro bianco/nero, credente/ateo, uomo/donna, ricco/povero, etc.- abbiamo dimenticato la persona; quello che perdiamo in questo tipo di discriminazione è comprendere chi siano davvero gli altri e chi siamo davvero noi. Invece di parlare di noi stessi e ascoltare gli altri che descrivono se stessi, ciascuno per quello che è davvero, noi sottolineiamo la differenza.

È perché non abbiamo spirito e comprensione abbastanza attivi da comprendere noi stessi? È perché non abbiamo il coraggio di guardare all’essenziale di ogni essere umano che non sono le cose in cui siamo differenti ma quelle che ci accomunano? Non so, forse tutte e due e molte altre.

Eppure, una cosa la so, ed è che se non la smettiamo di guardarci l’un l’altro per stabilire una distanza tra noi, non saremo capaci né degni di costruire un’esistenza dove ciascuno sia chiamato a determinare se stesso e a condividere l’esistenza e la vita. Ci stiamo votando alla morte se non la smettiamo di discriminare e non restituiamo alla vita il suo significato e senso più profondo e vero.

Non è la differenza che ci separa, al contrario essa potrebbe unirci in armonia, è la paura di noi stessi e della nostra debolezza che crea la distanza; è il pregiudizio che mostriamo verso gli altri a nutrire quel confine che non separa gli altri da noi, ma noi dagli altri. Ci sono confini che non stanno chiudendo gli altri fuori, ma che stanno imprigionando noi nella nostra testarda e cieca solitudine.

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