When tales are more real than life

We know tales want to give us a teaching. There are tales we like because of their magic, others because of their happy end; there are tales which scare us and others we cannot understand the meaning. There are also some tales, however, that become more real than the life and these are the ones which break the mirror of the witch where we are observing who is the most beautiful of the reign and show us the worst we are.

I love tales, particularly the ones (and they are not so many) where no princess is waiting to be saved, but tries to give herself the possibility to choose by herself who she wants to be and where she wants to go. Yet there are also some tales that at first I didn’t like, but now I start to understand better. One of this is Pinocchio by Collodi. A story which is in the middle between a tale and a novel of formation, in my opinion.

Well, I didn’t like it because I have always thought that grace and forgiveness cannot be the weapons of a sort of blackmail. I’ve always affirmed that Pinocchio, because of the love Babbo Geppetto had created him, shouldn’t be a puppet destined to become a real child only if he behaved as requested by the rules. I have always thought that he had to be born like a child and, eventually, become a puppet if conditioned by evil rather than by love. A sort of punishment or, as I put it, the definition of a choice, though a possible bad choice.

During this last period my thought about this story has a little bit changed. Observing the life around me, I’ve seen how much this tale is more real than the real, above all if you change the point of view and begin to tell the story from other character’s voice. Looking at the life in my country, I’ve imagined I could tell it from the Cat and the Fox‘s point of view, the two sneaky scoundrels assisted by a Mangiafuoco (the owner of the puppets’ circus) without any piety and gentleness.

Yes, I couldn’t avoid to compare these three characters to those whom in the real life are leading my country to its self-destruction. Modern Cat, Fox and Mangiafuoco who are interested to nothing but their power, strength and easy armchair to command undisturbed the so many puppets we have become.  Among us there are many Pinocchio who continue to tell the others and themselves many lies to justify their defaults and the false promises they are not able to respect.

Unluckily, in this tale there is no Fata Turchina to help Pinocchio and there are too many Lucignolo lost in the pretension to have everything without possessing the essentials: honesty, respect, dignity, honor, loyalty, authenticity, propriety.

This is not a happy end story.

 

Sappiamo che le favole vogliono insegnarci qualcosa. Ci sono favole che ci piacciono per la magia, altre per il lieto fine; ci sono favole che ci spaventano e altre di cui non comprendiamo il significato. Ci sono anche alcune favole, comunque, che diventano più reali della vita e queste sono quelle che rompono lo specchio della strega dove stavamo osservando chi fosse il più bello del reame e ci mostra il peggio di ciò che siamo.

Mi piacciono le favole, soprattuto delle (e non sono molte) dove nessuna principessa aspetta di essere salvata ma cerca di dare a se stessa la possibilità di scegliere da sola chi vuole essere e dove vuole andare. Ancora, ci sono favole che in un primo momento non mi piacevano e che ora comincio a comprendere meglio. Una di queste è Pinocchio di Collodi. Una storia che secondo me è a metà tra la favola eia racconto di formazione.

Ebbene, non mi piaceva perché ho sempre pensato che la grazia e il perdono non possano divenire armi di una specie di ricatto. Ho sempre affermato che Pinocchio, in quanto frutto del desiderio di amore di Babbo Geppetto, non dovesse essere un burattino destinato a diventare un bambino vero solo se si comportava secondo le regole. Pensavo che dovesse nascere come un bambino vero ed eventualmente diventare un burattino se condizionato dal male invece che dal bene. Una specie di punizione o, come la vedo io, la definizione di una scelta, sebbene una possibile cattiva scelta.

Nell’ultimo periodo il mio pensiero su questa storia è un pochino cambiato. Guardandomi attorno, ho notato quanto questa storia sia più vera del reale, soprattutto se si cambia il punto di vista e si comincia a raccontare la storia con la voce di altri personaggi. Guardando al mio paese, ho immaginato di poterla raccontare dal punto di vista del Gatto e della Volpe, i due subdoli furfanti assistiti da un Mangiafuoco  senza pietà né gentilezza. 

Sì, non ho potuto fare a meno di paragonare questi tre personaggi a quelli che nella vita reale stanno conducendo il paese all’autodistruzione. Moderni Gatto, Volpe e Mangiafuoco, interessati a niente altro che al loro potere, alla forza, e alla poltrona comoda per comandare indisturbati i tanti burattini che siamo diventati. Tra di noi ci sono molti Pinocchio che continuano a raccontare a se stessi e agli altri molte bugie per giustificare le proprie inadempienze e le false promesse che non sono capaci di mantenere.

Sfortunatamente, in questa favola non c’è la Fata Turchina ad aiutare Pinocchio e ci sono troppi Lucignolo persi nella pretesa di avere tutto senza possedere le cose essenziali: onestà, rispetto, dignità, onore, lealtà, autenticità, decoro.

Questa non è una storia a lieto fine.

 

 

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