The voice of water

I’ve received this story thanks to a letter that this young girl has written to me authorizing me to tell it. Obviously the name is fictional and the narration follows my personal narrative structure because there are stories which need to be narrated as to seem imaginary though they are true, so many the meanings they hide. To the ability of my readers I leave the choice to understand and discover the secret meaning of such pains. My answer is completely in private. Thanks for the gift of your life.

 

I met Monique when she was about sixteen. I met her along the coast of a mountain stream. She was watching at the water flowing from the small waterfall and I saw her thoughts were lost somewhere else.

I approached to her silently, I had been informed she was a very silent girl and she didn’t like to be interviewed about her story. As a matter of fact, none knew it and none spoke to her. It was, they said, because she started to tremble and stammer if she had to speak, it was easier for everyone to respect her silence.

I could not understand, I was curious, but not because of the pleasure to know others’s issues, but because I couldn’t realize how she could overcome her impressive suffering and loneliness if none spoke to her. This is the reason why when I met her alone, I tried gently to establish a contact with her. And I could,  none is more alone than one whom the others want to believe to be alone.

Monique smiled at me and I answered to her smile with my own. Then I said I liked the waterfall though it was a small one. She answered she liked too, but above all she was attracted by water. I asked the reason for this and she said that the water had given her a possibility to escape from the noise she didn’t want to hear.

It was in this way, so easily, that she told me her story. Sometimes we say the others don’t want to speak because we don’t know or we don’t want to listen to them. It’s easier to close them in their silence to avoid declaring our inability to a deep listening.

Of course, Monique stammered and her voice was rather clumsy, at first. Probably it was because she had been close in silence and she couldn’t remember the sound of her voice, or maybe it was really so ungraceful, but I couldn’t say because her story was infinitely more beguiling than everything else.

She told me that her mother and father always quarreled and that her father’s voice was lower however his noises were stronger. At first I did not understand what she was referring to, but later I understood that after quarreling, her mother’s voice changed in a scream of pain and her father’s noises were the beats and slacks he used to hit her mother.

Monique was afraid of all that noise and of the blood stains which covered her mother’s face as well as her father’s knuckles. In order not to listen she closed herself into the bathroom, filled the bathtub and immersed in it without undressing and diving her body and head till her ears were filled of water and repeated forgive me, forgive me.

She said she was unable to help her mother and when finally her father killed her, Monique felt guilty and tried to dive in a river flowing under the window of her house. She was saved, her mother died and her father was imprisoned for murder. Her married sister had taken her to her house, but nothing had been the same for her thence.

There was only one thing she could do: asking her mother for forgiveness and waiting the water could listen to her and sail her request through the deep oceans of the sky where she now imagined her mother was. She hoped one day water could bring her mother’s answer back. She hoped water could forgive her too.

 

Ho ricevuto questa storia grazie a una lettera che questa giovane ragazza mi ha scritto autorizzandomi a raccontarla. Ovviamente il nome è di fantasia e il racconto serie il mio personale stile narrativo perché ci sono storie che devono essere narrate in modo da sembrare inventate sebbene siano vere tanti i significati che nascondono. Lascio all’abilità dei miei lettori la scelta di scoprire e comprendere il significato segreto di tanto dolore. La mia risposta è completamente in privato. Grazie per il dono della tua vita.

 

Ho incontrato Monique quando aveva sedici anni. L’ho incontrata lungo la costa di un ruscello di montagna. Guardava l’acqua che scorreva da una piccola cascata e mi accorsi che i suoi pensieri erano persi altrove.

Mi avvicinai a lei in silenzio, mi era stato detto che era una ragazza molto silenziosa che non gradiva che le si chiedesse della sua storia. Infatti, nessuno la conosceva e nessuno le parlava. Era così, dicevano, perché lei cominciava a tremare e balbettare se doveva parlare, era più facile per tutti rispettare il suo silenzio.

Non capivo, ero curiosa, ma non per il piacere di conoscere gli affari degli altri, ma perché non riuscivo a capire come avrebbe potuto vincere la sua impressionante solitudine e sofferenza se nessuno le parlava. Ecco perché quando la incontrai da sola, cercai con gentilezza di cercare un contatto con lei. Ci riuscii, nessuno è più solo di uno che gli altri vogliono far credere che sia solo.

Monique mi sorrise e io risposi con il mio al suo sorriso. Poi le dissi che mi piaceva quella cascata anche se era piccola. Lei rispose che anche a lei piaceva, am che era attratta soprattutto dall’acqua. Le chiesi il perché e lei rispose che l’acqua le aveva dato una possibilità di fuga dal rumore che non voleva sentire.

Fu così, così semplicemente, che mi raccontò la sua storia. A volte diciamo che gli altri non vogliono parlare perché noi non sappiamo o non vogliamo ascoltarli. È facile chiuderli nel loro silenzio per evitare di dichiarare la nostra incapacità di ascoltare profondamente.

Naturalmente, Monique balbettava e la sua voce era alquanto goffa, all’inizio. Forse era perché era rimasta chiusa nel silenzio e non riusciva a ricordare il suono della sua voce, o forse era davvero sgraziata, ma non saprei dirlo perché la sua storia era infinitamente più accattivante di qualsiasi altra cosa.

Mi disse che sua madre e suo padre litigavano sempre e che la voce di suo padre era più bassa sebbene i suoi rumori fossero più forti. In un primo momento non capii a che cosa si riferisse, ma poi compresi che la voce di sua madre si trasformava in urlo di dolore e i rumori di suo padre erano i colpi e gli schiaffi con cui colpiva sua madre.

Monique aveva paura di tutto quel rumore e delle macchie di sangue sul volto di sua madre e sulle nocche di suo padre. Per non sentire si chiudeva in bagno, riempiva la vasca e si immergeva senza svestirsi e affondava  il corpo e la testa fino a che le orecchie si riempivano di acqua e ripeteva perdonami, perdonami.

Disse di essere incapace di aiutare la madre e quando infine suo padre la uccise, Monique si sentì colpevole e cercò di uccidersi gettandosi nel fiume che scorreva sotto la  finestra della sua casa. Fu salvata, sua madre morì e suo padre fu portato in prigione. Sua sorella sposata la portò a vivere a casa sua, ma nulla per lei fu uguale da quel momento in poi. 

C’era una solo cosa che poteva fare: chiedere perdono a sua madre e aspettare che l’acqua riuscisse ad ascoltarla e portasse la sua richiesta attraverso gli oceani profondi del cielo dove ora immaginava che sua madre fosse. Sperava che un giorno l’acqua le potesse portare una risposta di sua madre. Sperava che anche l’acqua potesse perdonarla.

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