The truth

It shocks me the way things turn over by depriving of consensus those who deserve it and guaranteeing protection to those who have stained themselves not only with dishonor, but also because of their lack of any form of respect to their role.

You cannot accuse and discredit those who have had the courage of truth, though a slow and late truth. It’s like telling people who commit a crime that ‘someone is going to save them‘, and to those who denounce that they are ‘traitors’.

Traitors of what? Of lies? Then, it’s not called a traitor, but it a righteous. What do we want to teach? That fraud is right? That bullying in every of its declinations is right? That offenses and insults are correct? Is this the society in which we feel ourselves protected? Is this the legacy we want to broadcast?

I feel like I’m out of this world. I was not taught that illegal is a good rule, but I have been taught the dignity of truth, the honesty of truth, the daily practice of truth. As for the courage of truth I am also been told that the truth should not be heroic but common practice of being civilized.

The spirit of group should not close around the illegal, but should condemn it to prevent the whole group from being soiled by the same iniquity. The spirit of group does not hide the wrong, but protect the good of the ideas of the group. When the opposite happens, there is to doubt that there is good in that group and such honesty and fairness to give the group the meaning of its existence.

 

Mi sconvolge il modo in cui si capovolgono le cose privando del consenso chi lo merita e garantendo protezione a chi si è macchiato non solo di disonore, ma della mancanza di qualsiasi forma di rispetto verso il proprio ruolo.

Non si possono additare e screditare coloro che hanno avuto il coraggio della verità, sebbene una verità lenta e tarda. È come dire a chi commette un crimine che “tanto c’è chi ci pensa a salvarli” e a chi denuncia che non è che un “traditore”.

Traditore di che? Della menzogna? Allora, non si chiama traditore, ma giusto. Che cosa vogliamo insegnare? Che la frode è giusta? Che il bullismo in ogni sua declinazione è giusto? Che le offese e il vilipendio sono giusti? È questa la società nella quale ci sentiamo protetti? È questa l’eredità che vogliamo trasmettere?

Mi sento fuori da questo mondo. Non mi è stato insegnato che l’illecito è una buona regola, ma mi è stata insegnata la dignità della verità, l’onestà della verità, la quotidianità con cui praticare la verità. Anche del coraggio della verità mi è stato detto che la verità non dovrebbe essere “eroica”, ma prassi comune del vivere civile.

Lo spirito di gruppo non dovrebbe chiudersi attorno all’illecito, ma dovrebbe condannarlo per evitare che tutto il gruppo sia sporcato dalla stessa iniquità. Lo spirito di gruppo non nasconde il malsano, ma tutela il bene delle idee del gruppo. Quando accade il contrario, c’è da dubitare che ci sia del bene in quel gruppo e onestà e correttezza tali da dare al gruppo stesso il senso del suo esistere.

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