Life denied

Can’t you hear it? It’s the obscure death rattle all around us that puts an end to the life we should live but we refuse to because assaulted and grasped by the obsessive presumption of command. It’s the voice of the many who after fighting to conquer their right to life are almost obliged to switch their lives off because no man has still learnt to be human or only a few know, but they are persecuted by injustice.

I can hear it wherever I go, it’s the voice of the persecuted, the scream of those who have lost everything and many of their affection to give themselves an opportunity to hope. It’s the cry of the mothers and fathers with their sons and daughters who wished to believe they could improve their destination and destiny, that they could decide to make choices for their lives, who thought human beings are free to exist and decide what life to live.

I can hear the voices raising from the depth of the ocean, and those lost in the tomatoes fields under the burning sun without rejecting any exploitation because of their hope to live while we despise them and their work sat around our table, eating the fruits of their work and resistance without never once considering the ground mixed to their blood, the whistle of the wind which flies and sings in their voices the songs and the rhythms of their disinherited life.

I can hear everything and suffer because my attention and care and respect is never enough to tell them my own suffering for their being discriminated. Nothing seems enough to explain how incredible is to my heart the conventional distinction between the usual WE against the usual YOU. There are no words to whisper to them how much I feel my own rights and  life denied when they are compelled to renounce to theirs.

When a life is denied, the whole life dies.

 

Riuscite a sentirlo? È l’oscuro rantolo di morte che ci sta attorno e che pone fine alla vita che dovremmo vivere ma che rifiutiamo di fare perché assaliti e afferrati dall’ossessiva presunzione del comando. È la voce dei molti che dopo aver sofferto per conquistare il proprio diritto alla vita sono quasi obbligati a spegnere la propria vita perché nessun uomo ha ancora imparato a essere umano o soltanto pochi lo sanno, ma anche loro sono perseguitati dalle ingiustizie.

Io riesco a sentirlo ovunque vado, è la voce dei perseguitati, l’urlo di quelli che hanno perso tutto e molti dei propri affetti per dare a se stessi un’opportunità per sperare. È il pianto delle madri e dei padri con i loro figli e le figlie che desideravano credere di poter migliorare la propria destinazione e il destino, che potessero decidere di fare delle scelte per la propria vita, che credevano che gli esseri umani sono liberi di esistere e decidere e quale vita vivere.

Sento le loro voci alzarsi dalla profondità dell’oceano, e quelle smarrite nei campi di pomodoro sotto il sole cocente senza rifiutare di essere sfruttati nel loro desiderio di vivere, mentre noi li disprezziamo e disprezziamo il loro lavoro, seduti attorno a un tavolo, mangiando i frutti del loro lavoro e della loro resistenza senza considerare neanche una volta il terreno misto a sangue, il fischio del vento che soffia e canta nelle loro voci i canti e i ritmi della loro vita diseredata.

Riesco a sentire tutto e soffro perché la mia attenzione e la mia cura e il rispetto non sono mai sufficienti per dire loro della mia sofferenza per il loro essere discriminati. Nulla è sufficiente a spiegare quanto sia incredibile per il mio cuore la convenzionale divisione tra il solito NOI e il solito VOI. Non ci sono parole per sussurrare loro quanto io senta la mia stessa vita e i miei diritti negati perché loro sono costretti a rinunciare ai propri.

Quando una vita è negata, tutta la vita muore.

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