Are you panic addicted?

Have you ever felt that strange and obsessive sensation, strong and frequent, of panic because you perceive to be assaulted in your certainty or what you believed they were? Well, this is what happens to me everyday in the last months.

I feel panic because the confusion and the change around me are so sudden and repentine that they escape not only to my control, but to my understanding. The worst is probably that things change at such a speed that neither those who change them are aware of what they are doing.

Because I am generally a quiet and assertive person, I’ve long been asking myself if there was something wrong inside myself, if the years passing had started to leave signals of the age in terms of demotivation and incredulity.

I’m a severe person, above all with myself, for this reason you can imagine how strong my criticism about me and my style could have been! Yet, in the end, I discovered that the problem was not my own though its consequences fell over me and over those like me. The problem is of those who change continuously and suddenly without any discernment only because the confusion they create is useful to their aim: producing instability. Not only economical instability which, unfortunately has become an habit, but the moral instability, the instability of the mind and of the feelings.

At first, to be honest, this new awareness of mine increased instead of decreasing my panic. This is the reason why I started to think to be a panic addict. I felt like one who needed panic in order to cope with the daily life, as if panic could be the answer and the solution to my anxiety and confusion.

Obviously it is not, moreover I have realized that also this feeling of panic addiction is a sort of weapon in the hands of those who want to abuse of their power making the others think they are working for their best. It is the history of every literary dystopia we have known or read (1984, G. Orwell; Brave New World, A. Huxley; Farenight 451, R. Bradbury; The Chrysalids, J. Wyndham; A Clockwork Orange, A. Burgess; Il racconto dell’ancella, M. Atwood; The Road, C. McCarthy, etc.).

Making us believe to be protected and continuously changing the terms of the questions they control us. Instability becomes an instrument to determine our panic addiction; the more hour fears increase, the more we are easy to be controlled.

Once we have understood this, it’s up to each of us to choose the part we want to act and decide if we want to win our disease, if we want to find ourselves back to defeat every addiction.

 

Avete mai provato quella sensazione di panico strana e ossessiva, forte e frequente, perché percepite di essere assaliti nelle vostre certezze o in quelle che credevate essere le vostre certezze? Bene, questo è ciò che mi accade ogni giorno negli ultimi mesi.

Vado in panico perché la confusione e i cambiamenti attorno a me sono così improvvisi e repentini che sfuggono non solo al mio controllo, ma alla mia comprensione. La cosa peggiore è che le cose cambiano a tale velocità che neanche quelli che le cambiano sono consapevoli di quello che stanno facendo.

Poiché sono generalmente una persona tranquilla e assertiva, mi sono chiesta a lungo se ci fosse qualcosa in me che non andasse, se il passare degli anni avesse cominciato a lanciare segnali dell’età in termine di demotivazione e incredulità.

Sono una persona severa, soprattutto con me stessa, potete quindi immaginare quanto siano state forti le critiche che ho rivolto verso me stessa e il mio stile! Tuttavia, alla fine, ho scoperto che il problema non era il mio, sebbene le sue conseguenze ricadessero su di me e su quelli come me. Il problema è di quelli che cambiano continuamente e improvvisamente senza discernimento, solo perché la confusione che creano è utile al loro scopo: produrre instabilità. Non solo un’instabilità economica, che sfortunatamente è diventata un’abitudine, ma instabilità morale, l’instabilità del pensiero e dei sentimenti.

In un primo momento, per essere onesta, questa mia consapevolezza ha aumentato invece di diminuire il mio panico. Ecco perché ho cominciato a pensare di essere dipendente dal panico. Mi sentivo come uno che ha bisogno del panico per affrontare la vita quotidiana, come se il panico potesse essere la risposta e la soluzione alla mia ansia e confusione.

Ovviamente non è così, anzi, ho compreso che anche questo sentimento di dipendenza dal panico è una specie di arma nelle mani di quelli che vogliono abusare del proprio potere facendo pensare agli altri che stanno lavorando per il loro meglio. È la storia di ogni distopia letteraria che abbiamo conosciuto o letto (1984, G. Orwell; Brave New World, A. Huxley; Farenight 451, R. Bradbury; The Chrysalids, J. Wyndham; A Clockwork Orange, A. Burgess; Il racconto dell’ancella, M. Atwood; The Road, C. McCarthy, etc.).

Facendoci credere di essere protetti e continuando a cambiare i termini dei problemi, ci controllano. L’instabilità diventa uno strumento per determinare la nostra dipendenza dal panico; più le nostre paure crescono più è facile controllarci.

Una volta compreso questo, tocca a ciascuno di noi scegliere da che parte stare e decidere se vincere il nostro, malessere, rientrare in noi stessi e superare ogni dipendenza.

 

 

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