The reign of boredom

There is a reign inside of us where we hide our discomfort. Apparently it seems plain and secure because of its never-ending repetitiveness, but if we realize its quietness is nothing but the access to our interior death we also understand that its calmness has been the prison of our lost dreams.

It is the reign of boredom. The place, I mean, where we have stopped to think about people and things in favor of the strictest and narrow-minded individualism.

The reign of boredom is a very misleading one because of the feeling of quietness it can inspire, but if you dug deeper you would discover how false and deceiving this image is because what you suppose to be quiet is the silent death of every feeling and thought.

What is strange is that many long for this reign because they think their issues and troubles could finish. They cannot imagine how wrong they are because, indeed, your sufferings and concern can nothing but to increase in a condition where everything is unchangeable and you cannot do anything to build your idea and meaning of your life and world.

As a matter of facts, it is not through our own inaction that we can search for a sense neither through it we can share the meanings we have discovered and the ones we were looking for before we abandoned our research to opt for a false stability where every sense could easily be abolished.

The reign of boredom is a prison difficult to be abandoned because it solicits and tickles our own self-regard; to be imprisoned is not our body but the ideas and creativity we should employ to make a better sense of our life.

I don’t love the unnatural style we have to live without any care after people and things that surround us. I see people prisoners of their boredom who stay to observe the time passing and the river of lost lives which flows to the bottom of the sea.

Boredom is the reign of the never resolved anxiety that depresses the creativity of the human being and fades its destiny.

 

C’è un regno dentro di noi dove nascondiamo il nostro sconforto. Apparentemente, sembra tranquillo e sicuro a causa della sua infinita ripetitività, ma se ci accorgiamo che la sua quiete non è altro che l’accesso alla nostra morte interiore capiamo anche che la sua calma è stata la prigione dei nostri sogni perduti.

È il regno della noia. Cioè, è il posto in cui abbiamo smesso di pensare alle persone e alle cose in favore del più severo e meschino individualismo.

Il regno della noia è molto ingannevole a causa della sensazione di calma che ispira, ma se si scavasse più a fondo si scoprirebbe quanto questa immagine sia falsa e deviante perché ciò che si suppone essere calma è la morte silenziosa di ogni idea e pensiero.

Ciò che è strano è che molti ambiscano a questo regno perché pensano che le proprie preoccupazioni e i problemi possano finire. Non riescono a immaginare quanto si sbaglino, in realtà, perché le preoccupazioni e i problemi non possono che aumentare in una condizione in cui tutto è immutabile e non si può fare nulla per costruire un’idea e un significato personali della vita e del mondo.

Difatti, non è tramite l’inazione che si può ricercare un senso, né tramite essa si possono condividere i significati che abbiamo scoperto e quelli che stavamo cercando prima di abbandonare la nostra ricerca e optare per una falsa stabilità in cui ogni senso potesse essere abolito.

Il regno della noia è una prigione difficile da abbandonare  perché sollecita e solletica il nostro amor proprio; ad essere imprigionato non è il nostro corpo, ma le idee e la creatività che dovremmo impiegare per dare un significato migliore alla nostra vita.

Non amo il modo innaturale che abbiamo di vivere senza cura per le persone e le cose che ci circondano. Vedo persone prigioniere delle loro noia che  restano  a guardare il tempo che passa e il fiume di vite perdute che scorre verso il fondo del mare.

La noia è il segno dell’inquietudine mai risolta che avvilisce la creatività dell’essere e ne spegne il destino.

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