Children and dolls

We don’t care after the children enough. Do we really love them? Do ve really respect their growth? Do we really work to prepare for them a home and a shelter where they could return to when needed?

We say YES, but the most it is NOT… NOT YET.

Sometimes, I think we use children pretending to love them but we only fulfill the egoistic need we have to be called fathers and mothers. We suppose our sons are not the question and the proposal to the life we want to give a meaning, but they are the answer to our presumption of completeness.

It seems that we, the adults, have lost the sense of the responsibility we should care after when growing up children, it does not matter if they are our sons or relatives, or students, we confuse the command with the determination, the example with the words pronounced just to say something.

Children are not dolls, they are not the toys we can play with or not: they are the essence of the meaning we want to give our own presence in the world yesterday, today, tomorrow. The problem is that too many adults  have started to perform like children and, as a result, children have become the animated teddies we use and abandon at our discretion, more attentive to what they give us than to what we offer them in terms of meaning and sense.

I see fathers and mothers who use their sons to start their infinite war one against the other. Fathers and mothers who forget they have the responsibility to grow the gift of eternal life they have received through their children. I see fathers and mothers who behave like inexperienced children and produce more harm than safeness.

I see fathers who kill their sons to punish their mothers who have chosen to be free from their companion’s violence. I see fathers who speak words of death to their sons to control their feelings and oppose them against their mothers for fear to be punished if <<I love mom>>. I see fathers who exploit their name of fathers because in that name they use their son’s love to justify the violence they are able to throw against the woman who dared to declare she could not accept any abuse. I see fathers who use their image of fathers to sculpt their son’s heart and reduce it to a stoned image of themselves. I see fathers who are not fathers but the dirty simulacrum of their insane presumption of power, of their conscious and lucid madness, of their pre-established but badly placed idea of superiority.

Children are not the dolls of our childlike dreams and we are no more children.

 

Non ci preoccupiamo abbastanza dei bambini. Li amiamo davvero? Rispettiamo davvero la loro crescita? Lavoriamo davvero per preparare per loro una casa e un rifugio dove possano ritornare se ne hanno bisogno?

Diciamo SI, ma la maggior parte delle volte è NO… NON ANCORA.

A volte penso che usiamo i bambini facendo finta di amarli per riempire il nostro bisogno egoistico di essere chiamati padri e madri. I nostri figli non sono la domanda e la proposta alla vita cui vogliamo dare una significato, essi sono la risposta alla nostra presunzione di completezza. 

Sembra che noi, gli adulti, abbiamo perso il senso della responsabilità di cui dobbiamo prenderci cura nel crescere dei bambini, non importa se siano i nostri figli o parenti o studenti, noi confondiamo il comando con la determinazione, l’esempio con le parole pronunciate tanto per dire qualcosa.

I bambini non sono bambole, non sono i giocattoli con cui possiamo giocare o meno: essi sono l’essenza del significato che vogliamo dare alla nostra presenza nel mondo ieri, oggi, domani. Il problema è che molti adulti hanno cominciato a comportarsi come bambini e, di conseguenza, i bambini sono diventati gli orsacchiotti animati che usiamo e abbandoniamo a nostra discrezione, più attenti a quello che loro ci danno che a quello che noi offriamo loro in termini di significato e di senso.

Vedo padri e madri che usano i propri figli nella loro infinta guerra l’uno contro l’altro. Padri e madri che dimenticano di avere la responsabilità di crescere il dono della vita eterna che hanno ricevuto tramite i propri figli. Vedo padri e madri che si comportano come bambini inesperti e che producono più male che sicurezza.

Vedo padri che uccidono i propri figli per punire la loro madre che ha scelto di liberarsi dalla violenza del compagno. Vedo padri che pronunciano parole di morte ai loro figli per controllarne i sentimenti e metterli contro la loro madre con la paura di essere puniti se <<voglio bene a mamma>>. Vedo padri che sfruttano il nome di padre perché con quel nome usano l’amore dei figli per giustificare la violenza di cui sono capaci scagliandola contro la donna che ha osato dichiarare di non poter più accettare nessun abuso. Vedo padri che usano la propria immagine di padri per scolpire il cuore dei propri figli e ridurli a un’immagine pietrificata di se stessi. Vedo padri che non sono padri, ma la sporca effige della loro insana  presunzione di potere, della loro consapevole e lucida pazzia, della loro prestabilita ma mal risposta idea di superiorità.

I bambini non sono le bambole dei nostri sogni infantili e noi non siamo più bambini.

 

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