Running across the wall

There are walls and WALLS!

There are walls which you can observe and avoid; there are walls you cannot but to try to climb or cross according to the strength and decision you have to win whatever prevents you from seeing the horizon.

Then, there are the WALLS! Those we cannot surpass or climb or try to avoid because they are the invisible ones we build inside ourselves to separate our life from the rest. These are the most dangerous ones, the one more likely to prisons than to temporary limitations to new accesses in the world.

Like the walls, the WALLS can be more or less thick and high, but they always absorb and stereotype our fears and resentments. We cannot climb over them because we don’t want to, because we are more scared of any encounter with whoever is obviously different from us than to remain close in our selfish prison.

I suppose we fear more ourselves than the others. We just want to be guaranteed and nothing can be left to improvisation or unforeseen. We don’t know how we could react and interact or, maybe, we are not sure we have something interesting to share.

This is the reason why we stop meeting the others and prefer the safe and secure routes we have been sailing for long. Yes, of course, these routes put us at our ease, but they prevent us from growing and encountering other feelings and thoughts which could make of us more complete people.

In search of certainty we lose the juice of life and we are blocked inside a WALL we are not able to cross through and run.

 

Ci sono muri e MURI!

Ci sono muri che si possono vedere ed evitare; ci sono muri che non puoi fare altro che provare a scavalcare o attraversare secondo la forza e la decisione che si ha di sconfiggere qualsiasi cosa ci impedisca di vedere l’orizzonte.

Poi, ci sono i MURI! Quelli che non possiamo superare o scalare o cercare di evitare perché essi sono quelli invisibili che costruiamo dentro noi stessi per separare la nostra vita dal resto. Questi sono quelli più pericolosi, quelli che assomigliano più a prigioni che a limitazioni temporanee al nostro nuovo accesso nel mondo.

Come i muri, i MURI possono essere più o meno spessi e alti, ma sempre assorbono e stereotipano le nostre paure e i nostri rancori. Non riusciamo a scalarli perché non vogliamo, perché ci fa più paura un qualsiasi incontro con chiunque sia ovviamente differente da noi che restare chiusi nella nostra prigione di egoismo.

Credo che abbiamo più paura di noi stessi che degli altri. Vogliamo solo essere garantiti e nulla può essere lasciato all’improvvisazione o all’imprevisto. Non sappiamo come potremmo reagire e interagire o, forse, non siamo certi di avere qualcosa di interessante da condividere.

Questo è il motivo per cui smettiamo di incontrare gli altri e preferiamo le rotte certe e sicure che percorriamo da tempo. Sì, naturalmente, queste rotte ci mettono a nostro agio, ma esse ci impediscono di crescere e incontrare sentimenti e pensieri altri che potrebbero renderci persone più complete.

Alla ricerca di certezze, perdiamo il succo della vita e restiamo bloccati all’interno di un MURO attraverso il quale non siamo in grado di passare e correre.

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