Marisa

I met Marisa among the sobs one her phone call.

I remember that time as it were now. I had in my hands a porcelain egg which I was hanging it to the archway that divides my living-room from the hall in order to prepare my house for Easter. I was on a small red stepladder with my hand raised to the nail… The phone ringing interrupted my action but did not end it… it modified it, it was deprived of its evanescent exterior meaning charging it with deep painful meanings.

Marisa’s voice, almost unrecognizable among her sobs if not for that typical way she had to call me profffff. with so many f. –as they were gentle and ironic caresses- her voice was lost in the discomfort, drown in suffering.

The porcelain egg fell from my hands and I follow its gloomy flight which smacked against the red stepladder before finishing in pieces on the floor and on the carpet next to the sofa… it’s fate!, it was red too.

Every fragment was a tear drying off from the voice which narrated and which, as for magic, was remitted through the air and took shape in those cutting fragments exactly as those which had cut off my young friend’s heart.

I remember I was trembling because of my impotence because I could use only my voice and my words to soothe a little the living pain of a mother who assist to her son raping because of the dull violence of her ex-husband, a violence against the son as well as against her.

I had nothing else than my voice, calm, loving, sweet, to be next to her; I had nothing else than my words to try to understand a guide the courage of that woman who had broken her silence as I had broken the porcelain egg which no more will find its place under the archway in my living-room.

Lives are as fragile as that porcelain and even more.

I know that the courageous path walked by Marisa is like the gold in Chine use to put together the broken pieces of porcelain to make them stronger and more precious. I Know hers scars will not disappear, but I also know that they will make this young woman more beautiful and precious as well because immense is the strength and courage to  break the silence as the emptiness that too often surrounds those who suffer.

Still long is your walking and painful, but you will not be alone anymore.

 

 

Ho incontrato Marisa tra i singhiozzi di una sua telefonata.

Ricordo quel momento come se fosse ora. Avevo tra le mani un uovo di porcellana che stavo appendendo all’arco di legno che divide il soggiorno dall’ingresso per decorare un po’ la Pasqua. Ero su uno scaletto, medio, rosso, le mani alzate verso il gancio… lo squillo del telefono interrompe l’azione, ma non la conclude… la modifica, la priva del senso effimero esteriore e la carica di significati dolorosamente profondi.

La voce di Marisa, irriconoscibile tra i singhiozzi se non per quel suo modo tipico di chiamarmi -proffff… con tante f come carezze gentili e ironiche- era persa nello sconforto, annegata nel dolore.

L’uovo di porcellana mi cadde dalle mani e seguii il suo lugubre volo che si schiantava sullo scaletto rosso prima di concludersi in frantumi sul pavimento e sul tappeto accanto al divano… ironia della sorte, anch’esso rosso.

Ogni frammento era una lacrima che si asciugava nella voce che si narrava e che, come per magia, si trasmetteva attraverso l’etere e prendeva forma in quelle schegge taglienti proprio come quelle che avevano reciso il cuore della mia giovane amica.

Ricordo che tremavo per l’impotenza di non poter che usare la voce e le parole per lenire almeno un poco quel dolore incancellabile di una madre che si vede portare via il figlio dall’ex- marito con ottusa violenza contro di lei e contro il figlio stesso.

Non avevo che quella voce, calma, calorosa, affettuosa per esserle accanto; non avevo che le mie parole per cercare di capire e guidare il coraggio di una donna che ha rotto il silenzio come io ho rotto quell’uovo di porcellana che mai più potrà trovare il suo posto sotto l’arco di legno del mio soggiorno.

Le vite sono fragili come quella fine porcellana e anche di più.

So che il percorso di coraggio intrapreso da Marisa è come quell’oro che in Cina si usa mettere tra i pezzi rotti per renderli più solidi e preziosi. So che le sue cicatrici non spariranno, ma so anche che rendono questa giovane donna più bella e più preziosa perché immensa la forza e il coraggio di rompere il silenzio come il vuoto che troppo spesso circonda chi soffre.

Lungo ancora è il cammino, e doloroso, ma non sarai mai più sola. 

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