Lizzie: talkin’ bout a revolution

I met Lizzie in a no-place of our no-time, yet I’ve met her, she exists.

In the stubborn emptiness she has precipitated her heart beats and plays its rhythm as the drum of the far land where she comes from.

Lizzie is nineteen, maybe less, though her childish body disappears in a woman face much older than the nineteen she declares.

Lizzie loves music and always sings low voice while in the silence of her brain too full to remain full, she follows the melody of a music which reminds her of the future she wanted, far from the place where she has been reduced to the nothingness of the existence where she survives without she could even pronounce her true name.

A name which probably has looked for a shelter in the far memory of a past which has finished and has been projected, this is what I hope, in a future not too far where every place and every time could return to exist for her too.

Lizzie is honest. She knows she has been deceived and she feared this;  it had seemed to easy to her that other people would have looked after her and would have given her a job to support herself and the family that had remained at home to enjoy the fruits of her no-work-like though they suffered, if they did, the infamy to have betrayed her.

Lizzie cannot remain because she does not exist, she cannot leave because she does not exist. Yet, I have met her, I have spoken to her, I even was just a little bit afraid because of her rational defeat and because of her certainty that she did not exist in the heart of the places and times.

Lizzie looks at the sea, the no-return bridge, the scission between the before and the after. Lizzie caresses the sand and the rough rocks which are her inner barrier. Lizzie whispers to that sky so different from her own and so full of the bitter smell blurring her eyes as her thoughts.

Who I am, who are you, why I am, why are you, where I am, where are you…

Her gaze shuts down at the light she is no more able to find and while she listens to the sound of the waves on the sand, she sings louder her lost hope… talkin’ bout a revolution…

 

Ho incontrato Linda in un non-luogo del nostro non-tempo, eppure l’ho incontrata, esiste.

Nel vuoto ottuso in cui è precipitata il suo cuore pulsa e suona il suo battito come il tamburo della terra lontana da cui proviene.

Ha 19 anni Lizzie, ma forse ne ha di meno sebbene il suo corpo di quasi bambina sia sovrastato dal volto di una donna ben più vecchia dei 19 anni che dichiara.

Lizzie ama la musica e la canta a voce mezza mentre nel silenzio del suo cervello troppo pieno per restare pieno, segue la melodia di una musica che la richiama al futuro che avrebbe voluto, lontano da dove è stata ridotta al nulla dell’esistenza in cui sopravvive senza neanche poter pronunciare il suo vero nome.

Un nome rifugiatosi, forse, nella memoria distante del passato finito e proiettato, spero, in un futuro non lontano in cui ogni luogo e ogni tempo ricomincino ad esistere anche per lei.

E’ onesta, Lizzie. Sa di essere stata ingannata e lo temeva; troppo facile le era parso che altri si prendessero cura di lei e le donassero davvero un lavoro con cui sostenersi e aiutare la sua famiglia rimasta indietro e sola a godere dei benefici del suo non-lavoro come a soffrire, se lo fanno, l’infamia di averla tradita.

Lizzie non può restare perché non esiste, non può andare perché non esiste, non può tornare, perché non esiste. Eppure c’è, l’ho vista, le ho parlato, ho persino avuto un po’ paura per la sua lucida sconfitta e per la consapevolezza di inesistere nel cuore dei luoghi e del tempo.

Lizzie guarda il mare, il ponte del non ritorno, la scissione tra il prima e il dopo. Lizzie accarezza la sabbia e le ruvide rocce degli scogli che sono la sua barriera interiore. Lizzie sospira al cielo di un colore così diverso dal suo e dal profumo acre dei fumi che annebbiano la sua vista come il suo pensiero.

Chi sono, chi sei, perché sono, perché sei, dove sono, dove sei…

Il suo sguardo si spegne alla luce che non può più trovare e mentre ascolta il rumore delle onde sulla sabbia, canta più forte la speranza perduta… talkin’ bout a revolution…

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