Stranger to ourselves

I was thinking about the things we want and the ones we are. I realized, all of a sudden, that probably there is no conformity between the two. We have got used to wish what others have, though this is not what belongs to our way of being. The others dictate our tastes and wishes, our joy or disappointment as they knew us better than we do, they possess our mind and conscience more than we do.

As worrying as it is, this is also very intriguing. Two are the questions I have asked myself after this revelation of my mind. The first, how is it possible that others knew us better than we do? The second, why have we become strangers to ourselves? I can imagine that also other questions are possible, but these two have become for me as if I had a woodworm penetrating my head without stopping one moment its cruel work. That’s to say, I could not stop thinking about these questions.

The first, how is it possible that others knew us better than we do? It is not possible, to tell the truth! What they know is what they want from us, not who we are. What they know is what they imagine to know satisfied by the surface where we let our meaning perform its scene. What they know is our weak point and how they can use it to satisfy their yearning to prevail. Is that their fault? No, I don’t think so. In order to abolish their power of interpretation we should be true and show who we are. That’s the problem, that’s the difficulty which leads us to the second question: why have we become strangers to ourselves?

This is essential. This question is the focus of our present as well as of our future. It has happened that sometime, somewhere in the past, we have ceased living according to our feelings and thought, we have stopped to read inside our mind and heart, we have renounced to look for our ideals to become life and action. More and more we have abandoned the desire to look for the meaning and content in favor of the things which could satisfy our superficial needs without caring after the sense and the essence of thoughts and feelings which could contribute to built and enlarge the reason of our living. We are scared of ourselves, we fear we could discover we have betrayed every belief we thought of as essential. We surf the surface and are afraid to dive in the depth.

What has happened? Someone calls it adult age, but I can see so many young boys and girls sunk into discomfort while they have lost their route without never starting to sail it. What has happen? What is the thing we don’t want to see which has made us to become strangers.

The betrayal. The betrayal itself. The betrayal in itself. We suppose we cannot support our choices because we have betrayed the premises, but instead of balancing the ideal and the reality, we abandon the first to be dominated by the second. We probably also commit a great mistake when we pretend we have to live in the present not in the past nor in the future, we pretend to have the key and the answer to our detachment from ourselves, but what we really have is nothing but empty hands.

Living the present, which is right,  does not mean wasting energies and time without any projection in the future: no one can live being satisfied exclusively by the present times. The present is made up of ups and downs which if don’t receive a sequence of meaning are as useless as the time they use to be lived in that precise instant before they disappear. The ones who believe that present time is the most important are the same who are not able to see over the next hill, those who have the best regards for themselves to satisfy their egoism and need to be protagonist; but those are also the ones who are not able to built strong and well structured buildings.

Let’s return to be home for ourselves and we will maybe be able to cooperate to a best world. Nosci te ipsum and then learn to travel around and inside yourself and the others. If you cannot be home for yourself there is no place for the others and if there is no place for the others, you will never be at home.

 

Pensavo alle cose che vogliamo e a quelle che abbiamo. Ho compreso, all’improvviso, che forse non c’è corrispondenza alcuna tra le due. Ci siamo abituati a desiderare ciò che hanno gli altri, sebbene questo non appartenga al nostro modo di essere. Gli altri dettano legge sui nostri gusti e desideri, la gioia e lo scontento come se ci conoscessero meglio di noi, possiedono la nostra coscienza e il nostro pensiero più di quanto facciamo noi.

Per quanto sia preoccupante, è anche molto intrigante. Sono due le domande che mi sono posta dopo questa rivelazione del mio pensiero. La prima, come è possibile che gli altri ci conoscano meglio di noi stessi? La seconda, perché siamo diventati estranei a noi stessi? Riesco ad immaginare che anche altre domande siano possibili, ma queste due sono diventate per me come se avessi un tarlo nella testa che continua a scavare senza fermarsi mai nel suo crudele lavoro. Cioè, non riesco a smettere di pensare a queste domande.

La prima, come è possibile che gli altri ci conoscano meglio di noi stessi? Non è possibile, a dire il vero! Quello che sanno è ciò che vogliono sapere di noi, non chi siamo. Quello che sanno è ciò che immaginano di sapere soddisfatti dalla superficie dove consentiamo al nostro significato di rappresentare la propria scena. Ciò che sanno è il nostro punto debole e come possono usarlo per soddisfare la propria brama di potere. È colpa loro? No, non credo. Per abolire il loro potere di interpretazione dovremmo essere veri e mostrare chi siamo. Questo è il problema, questa è la difficoltà che ci conduce alla seconda domanda: perché siamo diventati estranei a noi stessi?

Questo è essenziale. Questa domanda è il cuore del nostro presente come anche del nostro futuro. È accaduto che una volta, da qualche parte nel passato, abbiamo smesso di vivere secondo le nostre percezioni e pensieri, abbiamo smesso di leggere nel nostro cuore e nella mente, abbiamo rinunciato a cercare di fare in modo che i nostri ideali divenissero vita e azione. Sempre più abbiamo abbandonato il desiderio di cercare il contenuto e il senso in favore delle cose che potessero soddisfare i bisogni superficiali senza preoccuparsi e senza avere cura del senso e dell’essenza dei pensieri e dei sentimenti che potessero contribuire a costruire e ampliare il significato della nostra esistenza. Abbiamo paura di noi stessi, temiamo di poter scoprire di aver tradito ogni credenza che ritenevamo essenziale. Navighiamo in superficie e siamo incapaci di tuffarci nella profondità.

Che cosa è accaduto? Qualcuno la chiama età adulta, ma io vedo così tanti ragazzi e ragazze annegare nello sconforto mentre hanno perso la rotta senza aver mai cominciato a percorrerla. Che cosa è successo? Che cosa è quello che non vogliamo vedere e che ci ha fatto diventare estranei?

Il tradimento. Il tradimento stesso. Il tradimento in se stesso. Pensiamo di non poter supportare le nostre scelte perché abbiamo tradito le premesse, ma invece di equilibrare l’ideale e la realtà, abbandoniamo il primo e ci facciamo dominare dalla seconda. Forse commettiamo anche il grande errore di dover vivere nel presente, non nel passato né nel futuro, facciamo finta di avere la chiave e la risposta del nostro distacco da noi tessi, ma ciò che veramente abbiamo non sono altro che mani vuote.

Vivere il presente, che è giusto, non significa perdere tempo ed energie senza alcuna proiezione nel futuro: nessuno può vivere solo con la soddisfazione del presente. Il presente è fatto di alti e bassi che se non ricevono una sequenza di significato sono inutili quanto il tempo che impiegano ad essere vissuti in quell’istante preciso prima che spariscano. Quelli che credono che il presente sia più importante sono gli stessi che sono incapaci di guardare oltre il proprio naso, quelli che hanno tutti i riguardi per se stessi per soddisfare il proprio egoismo e il bisogno di essere i protagonisti; ma questi sono anche quelli che non sono capaci di costruire edifici forti e ben strutturati.

Torniamo a essere casa per noi stessi, e forse saremo in grado di cooperare alla costruzione di un mondo migliore. Nosci te ipsum  e impara a viaggiare attorno e dentro te stesso e gli altri. Se non sai essere casa per te stesso non c’è spazio per gli altri, se non c’è posto per gli altri non sarai mai a casa.

 

 

 

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