Zoe

A true story of suffering and fight against the time in a very dangerous domestic relationship.

Women’s silence is their tomb’, is not only one of the sentences in my novel, but it is the reality I continue to face every day in the newspapers, along the streets, listening to the house wall which tell the unseen torture and the unheard screams of those who try to break the silence but often remain completely alone after doing it.

I met Zoe between the benches at school, two students, two friends.

As it always happens, after the school we lost because life brings elsewhere, choices separate, scenarios change and also our expectations change. Suddenly, we met and it has been like seeing that life you haven’t forgotten, that has been asleep in the happy memory of a shared good, to flow again.

As a matter of fact, when the conditions change, and the separations happen, if they are based on sincere feelings, they often don’t divide, not to the point of split, however.

To meet Zoe again, to hug her, to smile to each other, has been an infinite joy… Yet, that sincere smile of her sometime so insolent, had now something different and I am not thinking about the scars of the time that are also on my face.

No, Zoe’s lips, well-cured and make-up, left to leak to my lovely eye,  happy  because we could hug again, a fold on her face, an inner scar that only those who love and suffer know how to recognize.

With the time, gently, Zoe decided to open to me her heart, her story, to break that inner silence that made me see her in a dimension that was opposite to the one I knew: the dimension of torment.

Zoe’s story is not an isolated story. With pain I discover each time more how much immense is the loneliness of the suffering and how important it is to be nearby and accompany discreetly but with determination the path of those in pain mature the need to free themselves and be liberated.

She told me “Through you I want to leave my testimony”… She scared me because of this, not for the most painful assignment I’m honoured by, but because I’ve read so much fear in that sentence, so much resignation to the worst, while I wish for Zoe and for the too many others that there is still hope.

I love you, Zoe, and I won’t leave you alone, together we’ll be stronger.

 

Una storia vera di dolore e di lotta contro il tempo in una relazione domestica pericolosa.

“…Il silenzio delle donne è la loro tomba”, non è solo una delle frasi del mio romanzo, ma è una realtà con cui continuo a confrontarmi ogni giorno sui giornali, per la strada, ascoltando le pareti di una casa che raccontano lo strazio non visto e le grida inascoltate di chi il silenzio prova a spezzarlo ma spesso resta infinitamente solo dopo averlo fatto.

Ho conosciuto Zoe tra i banchi di scuola, due studentesse, due amiche.

Come sempre accade, dopo la scuola ci siamo perse perché la vita porta altrove, le scelte separano, gli scenari cambiano e cambiano le attese. Ritrovarsi all’improvviso è come veder di nuovo scorrere quella vita che non hai dimenticato e che è rimasta addormentata nella memoria felice di un bene condiviso.

Infatti, se cambiano le situazioni, le separazioni avvengono, spesso, se fondate su sentimenti sinceri, esse non dividono davvero, non fino al punto di scissione, comunque.

Ritrovare Zoe, riabbracciarsi, sorridersi è stata una gioia immensa… eppure, quel suo sorriso franco e a volte sfrontato, aveva qualcosa di diverso e non sto pensando a qualche segno del tempo che si può leggere anche sul mio viso.

No, le labbra di Zoe, ben curate e truccate, lasciavano trapelare al mio sguardo affezionato e felice dell’abbraccio ritrovato, una piega, una ruga interna che solo chi ama e ha sofferto sa riconoscere.

Con il tempo, con delicatezza, Zoe ha deciso di aprirmi il suo cuore, la sua storia, di spezzare quel silenzio interiore che me la faceva vedere in una dimensione opposta a quella in cui l’avevo conosciuta: la dimensione del tormento.

La storia di Zoe non è una storia isolata. Con dolore scopro ogni volta di più quanto immensa sia la solitudine di chi soffre e quanto importante sia porsi accanto e accompagnare con discrezione, ma con determinazione il percorso di chi nel dolore matura il bisogno di liberarsi e di essere liberata.

Mi ha detto Zoe “tramite te voglio lasciare la mia testimonianza”… mi ha fatto paura questo, non per l’incarico certamente doloroso di cui sono onorata, ma perché ho letto tanta paura in quella frase, tanta rassegnazione al peggio mentre desidero che per Zoe e per le troppe altre ci sia ancora la speranza.

Ti voglio bene Zoe e non ti lascerò sola, insieme saremo più forti.

 

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