Felicia

A true story far in the time, a very sad one. Just to remember that whatever the reason of a quarrel, none has the right to use violence.

I met Felicia while she cried in the ocean of her blood. I met her while she, despaired, was asking for forgiveness to her husband who had taken her to the hospital.

Felicia had lost her baby, but it is not correct to say that she had lost it, you can lose babies you carry in your womb. I’d rather say that it was torn from her by the corner of the table against her belly -disgraced!- had violently banged into because of her husband’s shove.

What a sad irony in this scene, was that table corner supposed to be right there when she upset her husband? This was how Felicia complained about, while bent eyes she was looking for her husband who had not been allowed into surgery. It is right, you cannot enter the place where the damage is rescued, you cannot enter where the rift is to be completed and where you wait for the news if she will be able to expect for a baby again.

Felicia was looking for her husband whom I saw  smoking on the terrace while I was waiting for my cousin’s good novella because she was giving birth in the room next to the surgery.

A girl was born to my cousin, a dead girl was torn from Felicia.

Two women, both sleeping, came out of the two halls as “brides” lead to the altar. Serene was my cousin’s face, a purple flower surrounded Felicia’s eyes. That flower she was offering to her husband who was not there. Her belly flat, and who knows, perhaps forever arid, disappeared under the white sheet.

Her husband was not there to be ashamed of the purple flower on the shroud of his false love. Her husband smoked and let disappear his guilt in the wind, while he was ready to forgiveness… the one  he would have honored her, not certainly the one he didn’t deserve.

I don’t know how it ended, but I am sure Felicia went back with him and now is probably lying on the bed of another hospital or on the table of a morgue or in a tomb of a forgotten cemetery.

You couldn’t talk to her, let her know that things were not as she imagined, that it was not her fault… Useless, she cried and asked for forgiveness to her love for the unborn baby. He didn’t cry, he smoked, and in the smoke, he was hiding the guilt never paid of a crime he didn’ t believe he had committed.

 

Una storia vera di molti anni fa, tristissima. Solo per ricordare che qualsiasi la causa del litigio, nessuno ha il diritto di usare violenza.

Ho conosciuto Felicia in lacrime nel mare del suo sangue. L’ho conosciuta mentre, disperata, chiedeva perdono al marito che l’aveva condotta in ospedale. 

Felicia ha perso il suo bambino, ma non è corretto dire che lo abbia perso, non si perdono i bambini che si portano nel grembo. Direi che le è stato strappato dallo spigolo del tavolo contro cui la sua pancia -disattenta!- aveva violentemente sbattuto per una spinta del marito.

Quanta triste ironia in questa scena, doveva trovarsi proprio lì quello spigolo quando ha fatto arrabbiare il marito? Così si lamentava Felicia mentre con lo sguardo piegato cercava il marito che non avevano fatto entrare in sala operatoria. E’ giusto, non si può entrare nel luogo dove soccorrono il danno subito, non si può entrare dove lo strappo va completato e dove si attende la notizia se mai più potrai essere di nuovo in attesa. 

Felicia cercava il marito che io vidi uscire a fumare sul terrazzo mentre ero lì in attesa della buona novella di una cugina che partoriva nella sala parto accanto alla sala operatoria.

Una bimba nacque a mia cugina, una bimba morta fu strappata a Felicia.

Le donne, entrambe assopite, uscirono dalle due sale come “spose” condotte all’altare. Sereno il volto di mia cugina, un fiore viola circondava l’occhio scoperto dalla medicazione di Felicia. Quel fiore lei porgeva al marito che non c’era, il ventre ormai piatto e, chissà, forse per sempre arido, spariva sotto il lenzuolo bianco.

Il marito non c’era a vergognarsi del fiore viola sul sudario del suo falso amore. Il marito fumava e spargeva nel vento la colpa inferta mentre già si disponeva al perdono… a quello di cui l’avrebbe onorata, non certo quello che lui non meritava.

Non so come sia andata a finire, ma sono certa che F. sia tornata con lui e che ora giaccia sul letto di un altro ospedale o sul tavolo di un obitorio o in fondo alla fossa di un cimitero dimenticato. 

Non si poteva parlarle, farle capire che le cose non erano come lei le immaginava, che la colpa non era sua… Inutile, lei piangeva e chiedeva perdono al suo amore per il figlio non nato. Lui non piangeva, fumava, e nel fumo nascondeva la colpa mai pagata di un delitto che non credeva di avere commesso.

 

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