Uncertainty

I see growing a period of strong uncertainty and confusion, a period when also choosing among the simplest things could result harsh and dangerous. This is usually the feeling one feels when something new is going to be experienced -when you change house, work, activity, for example- however this is not the case.

This feeling of uncertainty, which to tell the true is more than a simple feeling, is not new or never experienced; indeed it derives from a life we have already met at least in history whether not directly. This is the reason why uncertainty appears more dangerous and as preceding a chasm we won’t be able enough to cross.

The modern uncertainty is the border which separates us from ourselves and, consequently, from the others. The modern uncertainty is self-produced though instigated and induced by interests which pretend to be general while they respond only to a part, the smallest one, that suppose to be in the condition to share the profits of the deception.

The modern uncertainty is the consequence of a long term delusion which prevents from understanding what is actually happening because it can live only profiting of the permanent state of confusion where the most have become imprisoned.

It is difficult to recognize the right from the wrong because it is difficult to resolve an enigma: is what we suppose to be good for us really right? There is a strong mess between personal interest and global interest, the two almost never coincide because the general welfare implies renounces probably we are no more able to do and satisfactions which probably we are no  longer willing to share.

Uncertainty has deprived us of choices. This faculty, which is the essence of freedom, has been changed in interests, it has been monetized losing this way its opportunity to make the difference. In the plentiful flatness of our egoism, we devour life and spit the remains of our indigestion, precisely those remains that might be the sign of our freedom but that become the sign of our subditement.

 

Vedo crescere un tempo di forte incertezza e confusione, un periodo in cui anche scegliere le cose più semplici può risultare duro e pericoloso. Questo è il sentimento che di solito si prova quando si sta per sperimentare qualcosa di nuovo -quando si cambia casa, lavoro, attività, per esempio- ma non è questo il caso.

Questo sentimento di incertezza, che a dire il vero è più di un sentimento, non è nuovo o mai sperimentato, anzi, esso deriva da una vita che abbiamo già incontrato almeno nella storia se non direttamente. Ecco perché l’incertezza appare come più pericolosa e come se precedesse un baratro che non saremo capaci abbastanza da superare.

La moderna incertezza è il confine che separa noi da noi stessi e, di conseguenza, dagli altri. La moderna incertezza è auto-prodotta sebbene sia istigata e indotta da interessi che fingono di essere generali mentre rispondono solo a una parte, quella più piccola, che simula di poter condividere i profitti dell’inganno.

La moderna incertezza è la conseguenza della delusione a lungo termine che ci impedisce di comprendere che cosa stia accadendo davvero poiché può vivere solo approfittando dello stato di confusione permanente di cui molti sono rimasti prigionieri.

È difficile riconoscere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato perché è difficile risolvere un enigma: ciò che crediamo essere il bene per noi è veramente giusto? C’è una grande confusione tra l’interesse personale  e l’interesse globale, i due non coincidono quasi mai perché il benessere globale implica rinunce che probabilmente non siamo più capaci di fare e soddisfazioni che probabilmente non siamo più disposti a condividere.

L’incertezza ci ha privato delle scelte. Questa facoltà, che è l’essenza della libertà, è stata trasformata in interessi, è stata monetizzata facendole perdere così la sua opportunità di fare la differenza. Nell’abbondante piattezza del nostro egoismo, divoriamo la vita e sputiamo i resti della nostra indigestione, proprio quei resti che potrebbero essere il segno della nostra libertà, ma che diventano il segno della nostra sudditanza.

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