Fear of pain

…my answer…

Yes, it is true, people fear pain and they cut it in the smallest pieces to make it be confused among everything else. However, it is a useless attempt because those so many painful pieces soak at the bottom and come back stronger and better fed by the many small or great daily worries.

It is better to face your suffering, I agree with you, as “Maria” in “Don’t Climb Over That Wall” (Nulla Die, 2018) does. Facing it because it is the fight that, though you cannot defeat it because pain leaves deep scars, you can quiet it, care after it and set it free, at least.

As you say, <<Maria’s history, so painful and violent, is not the story of a woman who has lost>>; Maria is not a loser, she discovers horrors she could never imagine, but she also finds reasons to stand up for her sons at least, though for herself it is too late.

Will the next be perfection? Maybe not or maybe differently from what an external observer could predict; Maria fights and in that never-ending research for her sons’ good someway she also rises and gives others hope.

Of course, this hope can be welcome and increased or end in the infinite sufferings of those who have lived on their skin the indirect (or almost indirect) violence, but this is something we cannot predict which does not depend on Maria herself but on each person.

I believe that another character in my novel is the silence of the others, of those who where happy of the apparent serenity despite they knew it was only appearance. Well, that kind of silence is even more narrow-minded than Giovanni, the male protagonist, and equally violent.

You say, and I thank you for this, <<Everyone should read this novel without being blocked by the horror it describes and we would prefer to set apart, because that kind of horror exists and we cannot delete it pretending nothing is real. It is a novel I felt myself a part of as well as a participant, a novel I will not able to forget. I will ask many men to read it. Thank you.>> Really, I thank you, not for the words, but for the fullness of the understanding and the sense. What remains to say will continue in private.

 

..rispondo…

Sì, è vero, le persone hanno paura del dolore e lo sminuzzano in tanti piccoli pezzi affinché sia confuso in mezzo a tutto il resto. È un tentativo inutile, perché quei tanti pezzi dolorosi sedimentano sul fondo e ricompaiono più forti e meglio nutriti dalle tante piccole o grandi preoccupazioni del quotidiano.

È meglio affrontarlo il dolore, sono d’accordo con lei, come fa Maria in “Non scavalcare quel muro” (Nulla Die, 2018). Affrontarlo perché è nella lotta che può essere non sconfitto, perché il dolore lascia le sue cicatrici profonde, ma lenito, curato, medicato e liberato.

Come lei dice, “la storia di Maria, così penosa e violenta, non è la storia di una donna perdente”; Maria non è perdente, Maria scopre orrori che riteneva impensabili, ma trova anche motivi per rialzarsi e, sebbene per lei sia troppo tardi, si rialza per i suoi figli.

È tutto perfetto quello che farà? Forse no o forse in modo diverso da quello che l’osservatore esterno possa prevedere; Maria lotta e in quella sua estenuante ricerca del bene per i suoi figli, in qualche modo risorge e dà una speranza.

Certo, può essere raccolta e cresciuta questa speranza, o spegnersi nel dolore insuperabile di chi ha vissuto sulla sua pelle la violenza indiretta (o quasi indiretta), ma questo è qualcosa di insondabile e che non dipende da Maria, ma da ciascuna persona.

Mi viene da pensare che un altro personaggio del mio romanzo è il silenzio degli altri, di quelli che si accontentavano della parvenza di serenità, ma che sapevano bene quanto fosse solo esibizione di una serenità assente. Ecco, quel silenzio è forse persino più ottuso di Giovanni e in qualche modo altrettanto violento.

Lei dice, e la ringrazio, “Bisogna leggere questo romanzo senza soffermarsi all’orrore che descrive e che vorremmo allontanare, perché quell’orrore esiste e non si può cancellare facendo finta di niente. È un romanzo di cui mi sono sentito parte e partecipe e che non potrò dimenticare e che consiglierò a molti uomini di leggere. Grazie”. Sono io che ringrazio lei, non per le parole, ma per la pienezza della comprensione e del senso. Il resto in privato.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...