Too much ado about nothing

Shakespeare is always right! Too much ado about nothing seems to have become the motto we use to speak and chat about everything but without saying anything essential, unknowingly perhaps.

There are so many rumors everywhere around us, so many events, so many quarrels, so many of everything, but nothing represents deeply who we are. We dive ourselves in the crowd of no-sensical words and actions, we drown in the ocean of silliness where we are looking for a shelter not to be involved in anything anywhere.

However, we speak and act as we were the protagonists of the life that nihilism has stolen from us without noticing we are prisoners of our own discontent and slave of our own lack of dignity.

We shake and scream and cry, but we don’t know why. We do because others do, we complain because it is the style of life of the many who possess everything though nothing belongs to them.

It would be probably meaningful to listen to the interior voices we have reduced to nothing and let them tell us the different story of a humanity which still has a direction in its growth, a path to be walked where everyone could find the place and the time to be good.

Goodness is a forgotten value, the simplest of all, but in the noise which surrounds us we have banned its mild voice and refused to listen to its ancient recall.

 

Shakespeare ha sempre ragione! Troppo rumore per nulla sembra essere diventato il motto che usiamo per parlare e chiacchierare di tutto senza dire nulla di essenziale, forse inconsapevolmente.

Ci sono così tanti pettegolezzi ovunque attorno a noi, così tanti eventi, così tanti litigi, così tanto di tutto, ma nulla rappresenta profondamente ciò che siamo. Ci tuffiamo nella folla di parole e azioni senza senso, anneghiamo nell’oceano di sciocchezze dove cerchiamo un riparo per non essere coinvolti in nulla e da nessuna parte.

Eppure, parliamo e agiamo come se fossimo i protagonisti della vita che il nichilismo ci ha rubato e non ci accorgiamo di essere prigionieri del nostro scontento e schiavi della nostra mancanza di dignità.

Ci agitiamo e urliamo e piangiamo, ma non sappiamo perché. Lo facciamo perché gli altri lo fanno, ci lamentiamo perché è lo stile di vita dei molti che posseggono tutto senza che nulla gli appartenga.

Sarebbe forse più significativo ascoltare le voci interiori che abbiamo ridotto a niente e lasciare che esse ci raccontino la storia diversa di un’umanità cha ha ancora una direzione nella sua crescita, un sentiero che possa essere percorso dove ciascuno possa trovare il luogo e il tempo per essere buono.

La bontà è un valore dimenticato, è il più semplice tra tutti, ma nel rumore che ci circonda abbiamo bandito la sua voce mite e ci rifiutiamo di ascoltare il suo antico richiamo.

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