Dehumanization

The world we live in is not the world we have chosen, but it can become the land of every choice.

Geographical borders are nothing else than consuetudes on the map, because it can easily happen and it does, to be born in a country from parents coming from other countries separated from the rest only in our mind and prejudice.

We have learnt to stigmatize the differences as through them it were possible to discern what is worth from what we do not consider as such. But this is wrong, this is a prejudice which nowadays has no meaning nor reason to exist.

We have been creating other borders and frontiers which are not geographical but interior and which are more dangerous than the first because they are impressed in ourselves and pretend us not to think about our own dehumanization while judging others’ lives.

Paradoxically, the more we incite to differences as the limit of sharing, the more we become the same and share the same atypical and worrying attitude of defense against something which is not external but internal to us, something which represents at its best our fear to look at our own difference with despise more than to others’.

What we renegade into the others’ difference is what we do not love in ourselves and it is the fear to live in danger, unprotected and lonely as they are and we effectively are.

We fear in them our difference, that is our own inability to understand the mistakes of a society which acts against its people. We fear in them the terrible nightmares which populate our own dreams of loneliness and abandon.

We share the same time, the same difficulties, but recognizing this would mean to recognize our fallibility and, probably, we are not ready to admit that the process of individualism is at its concluding phases and that dehumanization is almost a fact and that we are going to be the next enemies .

In the way we choose to face this reality there is still a possibility to overcome the complete destruction of humanity; in the way we choose to remember we are only a part and not the most significant of this not eternal world, we should decide to convert a land which is building up itself in solitude into a place where every human being can make his/her part to make the difference.

 

Il mondo in cui viviamo non è il mondo che abbiamo scelto, ma può divenire la terra di ogni scelta.

I confini geografici non sono altro che consuetudini su una mappa, poiché può facilmente accadere e accade, di nascere in un paese da genitori che provengono da altri paesi separati da tutto il resto del mondo solo nel nostro pensiero e pregiudizio.

Abbiamo imparato a stigmatizzare le differenze come se attraverso di esse fosse possibile discernere ciò che è degno da ciò che noi non consideriamo tale. Ma questo è sbagliato, è un pregiudizio che oggi non ha significato né motivo di esistere.

Abbiamo creato altri bordi e frontiere che non sono geografiche ma interiori e che sono più pericolose delle prime perché ci sono impresse dentro e pretendono che noi non pensiamo alla nostra de-umanizzazione quando giudichiamo la vita degli altri.

Paradossalmente, più incitiamo verso le differenze come a un limite della condivisione, più diventiamo uguali e condividiamo lo stesso atipico e preoccupante atteggiamento di difesa contro qualcosa che non è esterno ma interno a noi, qualcosa che rappresenta al meglio la nostra paura di guardare con disprezzo alla nostra differenza più che a quella degli altri. 

Ciò che rinneghiamo nella differenza degli altri è ciò che non amiamo in noi stessi ed è la paura di vivere in pericolo, non protetti e soli come sono loro e come effettivamente siamo noi.

Temiamo in loro la nostra differenza, cioè la nostra incapacità di comprendere gli errori di una società che agisce contro la sua gente. Temiamo in loro i terribili incubi che popolano i nostri sogni di solitudine e abbandono.

Condividiamo lo stesso tempo, le stesse difficoltà, ma riconoscerlo significherebbe riconoscere la nostra fallibilità e, probabilmente, non siamo pronti ad ammettere che il processo dell’individualismo è giunto alle sue fasi conclusive e che la de-umanizzazione è quasi un fatto e che i prossimi nemici saremo noi stessi.

Nel modo in cui scegliamo di affrontare questa realtà c’è ancora una possibilità di vincere la distruzione totale dell’umanità; nel modo in cui scegliamo di ricordare che siamo solo una parte e non la più significativa di questo mondo non eterno, potremmo decidere di mutare una società che si costruisce sulla solitudine in un luogo dove ogni essere umano possa fare la propria parte e costituirsi in differenza . 

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