Genoa bridge collapses

(The pictures of the accident are from Repubblica on line 08/15/2018)

The emptiness to define the distance between the before and the after. One instant to determine the end.

The van, 134037469-bb20211a-3aa2-474d-989a-1fd0cc97ae0cstopped at the end of the road, has been saved, for chance, the driver has another opportunity to live, he will never forget the minute when death has refused him, for chance.

What he will  remember is spine-chilling, what he will learn is personal and unknown. I hope he, as whoever is still alive, could consider the transitory of life and decide to live for the best to give life a meaning and not to waste it in useless possessions and ambitions no one can carry in his tomb.

There will be analysis of the responsibilities for the collapsing, and it is right, because no one has the right to decide of life or death by chance because he has dismissed his own involvement  in the control of the structures and their stability. They will try to defend themselves with the lack of money… certainly, because we spend the money in useless causes instead of employing  for the essentials. We buy and produce weapons to protect ourselves, while we should protect ourselves starting from the control of the buildings where we live. There will be those who will use the tragedy for political aims, they all will forget the terrible pain of the victims and their families. This means to die twice.

Some ours later, in the night, a strong earthquake has moved some Italian regions (Abruzzo and Molise), it has been strongly perceived also in Naples, where I live, but has seemed to me so silly to be afraid that I didn’t move from my house.

I was somewhat resigned, to live or die is not up to me. While I was waiting it passed I thought about Genoa and that pain covered my fear. Tragedies, true tragedies are those depending on natural events, but what has happened to Genoa is not a tragedy, it is more than a tragedy, it is a crime… they knew it was going to happen sooner or later.

So, I have remained in my house waiting for the earthquake to stop, the lamp to rest, the bed to be quiet. I waited for my chance to live while I thought of those not nature but men had decided the end. I waited and cried.

 

(Le foto dell’incidente sono da Repubblica on line 08/15/2018)

Il vuoto per definire la distanza tra il prima e il dopo. Un istante per determinare la fine.

Il camion, fermo al limite della strada, si è salvato per caso, l’autista ha avuto un’altra opportunità di vivere, non dimenticherà mai il momento in cui la morte lo ha rifiutato, per caso.

Ciò che ricorderà di questo fa venire i brividi, ciò che avrà imparato è personale e sconosciuto. Io spero che lui, come chiunque sia sopravvissuto, possa considerare la transitorietà della vita e decidere di vivere al meglio per dare un significato alla vita e non per sprecarla in inutili ricchezze e ambizioni che nessuno potrà portare nella propria tomba.

Ci saranno analisi delle responsabilità del crollo, ed è giusto, perché nessuno ha il diritto di decidere della vita o della morte per caso perché ha mancato al proprio coinvolgimento nel controllo delle strutture e della loro stabilità. Proveranno a difendersi con la mancanza di soldi… certo, perché si spendono soldi per cause inutili invece di impiegarli per l’essenziale. Compriamo e produciamo armi per proteggerci, mentre dovremmo proteggerci a cominciare dal controllo degli edifici in cui viviamo. Ci saranno quelli che useranno la tragedia a scopi politici, tutti dimenticheranno il terribile dolore delle vittime e delle loro famiglie. Questo significa morire due volte.

Qualche ore più tardi, nella notte, un forte terremoto ha scosso alcune regioni italiane (Abruzzo e Molise), è stato fortemente percepito anche a Napoli, dove vivo, ma mi è sembrato così sciocco avere paura che non mi sono mossa di casa.

Ero in qualche modo rassegnata, vivere o morire non dipende da me. Mentre aspettavo che passasse pensavo a Genova e quel dolore ha coperto la mia paura. Le tragedie, le tragedie vere, sono quelle causate da eventi naturali, ma ciò che è accaduto a Genova non è una tragedia, è più di una tragedia, è un crimine… si sapeva che sarebbe accaduto primo o poi.

Quindi, sono rimasta nella mia casa aspettando che il terremoto finisse, i lampadari si fermassero, il letto non si muovesse più. Ho aspettato la mia occasione per vivere mentre pensavo a quelli per i quali non la natura ma gli uomini hanno deciso che morissero. Ho aspettato e ho pianto.

 

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