‘Purple Hibiscus’, the time to choose

This is a novel of formation which does not refer only to the growth-history of the young protagonists, but, evidently, to the formation of a new society after the disastrous impact with westernization.

This is the reason why, I suppose, the Purple Hibiscus becomes the title and the symbol of this novel. Purple Hibiscus is born from the contamination of different flowers of hibiscus, not differently from the contamination of western colonization in Nigeria.

The author, Chimamanda Ngozi Adichie, tells the story of a duality: Nigerian culture against Western culture; catholicism against the original beliefs; the story of two families, both christianized but with a different result and respect towards the original traditions; two priests and two different ways of interpreting religion (to be at the service against to be served).81gXf0Y5lsL

It is also a story of domestic violence, however this is not the main theme because what really matters in the story is the understanding of each character’s condition so that each one could be ready to cope with and to determine his own present and future.

The end of the novel is somewhat shocking, but it is also the answer to the condition the characters lived.

When everything is going to its end, the purple hibiscus blooms and tells about a story which can restart and a life worth living.

The prose is fluid, I thought I could also listen to the voice of the great Nigerian writer Chinua Achebe, while listening to the Nigerian voices and difficulties of the characters.

A novel where growth is not underlined by refusal, but by the research of possible choices; a novel where not christians are not considered as pagans but as traditionalists, in the respect of both the religions.

It is a story of discovery, though often through violence; it is a story of love, not a love -story, but a story where love for the people, love for god, love for the country is a passion in perpetual growth.

 

Questo è un romanzo di formazione che non si riferisce solo alla storia di crescita dei giovani protagonisti, ma, evidentemente, alla formazione di una nuova società dopo il disastroso impatto con l’occidentalizzazione

Ecco perché, credo, l’Ibisco viola diventa il titolo e il simbolo di questo romanzo. L’ibisco viola nasce dalla contaminazione di diversi fiori di ibisco, non differentemente dalla contaminazione della colonizzazione occidentale in Nigeria.

L’autrice, Chimamanda Ngozi Adichie, racconta la storia di una dualità: la cultura nigeriana contro la cultura occidentale; il cattolicesimo contro le tradizioni originali; la storia di due famiglie, entrambe cristianizzate, ma con risultati diversi e diverso rispetto verso la cultura originaria; due sacerdoti e due modi differenti di interpretare la religione (essere al servizio contro essere serviti).

È anche la storia di una violenza domestica, sebbene non sia questo il tema principale, perché ciò che conta davvero nella storia è comprendere la condizione di ciascun personaggio affinché ciascuno sia pronto ad affrontare e determinare il proprio presente e il futuro. 

La conclusione del romanzo è in qualche modo scioccante, ma è anche la risposta alla condizione che i personaggi hanno vissuto.

Quando tutto procede verso la conclusione, l’ibisco viola fiorisce e ci racconta di una storia che può ricominciare e di una vita che possa essere degna di essere vissuta.

La prosa è fluida, mi sembrava anche di poter sentire la voce del grande scrittore nigeriano Chinua Achebe, mentre ascoltavo le voci dei personaggi e le loro difficoltà.

Un romanzo in cui la crescita non è sottolineata dal rifiuto, ma dalla ricerca di scelte possibili; un romanzo in cui i non cristiani non sono considerati pagani, ma tradizionalisti, nel rispetto di entrambe le religioni. 

È una storia di scoperta, sebbene spesso attraverso la violenza; è una storia di amore, non una love-story, ma una storia dove l’amore per le persone, per dio, per il paese, è una passione in eterna crescita.

 

 

 

 

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