A death load

Life runs its course rather than stopping to observe how much death is the real charge of these days. We suppose we can continue to live in our own indifference, to enjoy our vacations, to set apart from the events… however death signs its route to nowhere, though we pretend to be everywhere.

Is there a limit to our indifference? Is there, somewhere, a raising of awareness to show we are awake and alive? Can we still see any reason why we should leave that egoism and personalism which decays in individualism? Do we still have the ability to recognize every human being as a person integral and complete as we are, equal though unique?

I’m afraid the answer to these and many more questions would be negative. I fear we’ve forgot to be human and to remember it only when we are the protagonists of some difficulties and for this reason we require attentions and love.

Where are the others, we often ask ourselves… never once we ask ourselves where we were when the violence against the others, above all minorities or “weak”, condemned them to any sort of death.

Indifference and selfishness are a death load that we can’t undo if we don’t stop guaranteeing our own welfare forgetful of others’ needs and perspectives.

I can’t imagine a world where none is aware of suffering if not his own, though this is the world I see growing around me. I can’t imagine that a modern society, built on the harsh work of everyone in one way or the other, could exclude one or the other, though this is the society I see growing all around me.

I can still hope in a world where indifference and individualism are the evils we are able to defeat. I still hope someone could work like I do to sow a new sense and a new direction to life and meaning. I’d like to change with others this death load in a life load, one to be shared and loved whoever you are and wherever you come from.

Is it a utopia? Perhaps it is, but I want to continue to believe in the beauty of people who still remember what real beauty is.

 

La vita continua il suo corso invece di fermarsi a osservare quanto la morte sia il vero peso di questi giorni. Supponiamo di poter continuare a vivere nella nostra indifferenza, di goderci le vacanze, di distanziarci dagli eventi… in ogni caso la morte segna la sua rotta verso il nulla, sebbene facciamo finta di essere ovunque.

C’è un limite alla nostra indifferenza? C’è da qualche parte un’impennata di consapevolezza che dimostri che siamo svegli e vivi? Riusciamo ancora a vedere delle ragioni per cui dovremmo abbandonare quell’egoismo e personalismo che decadono nell’individualismo? Siamo ancora capaci di riconoscere ogni essere umano come una persona integra e completa come siamo noi, uguali sebbene unici?

Temo che la risposta a queste e a molte altre domande sia negativa. Temo che abbiamo dimenticato di essere umani e lo ricordiamo soltanto quando siamo noi i protagonisti di qualche difficoltà e per questa ragione vogliamo attenzioni e amore.

Dove sono gli altri, ci chiediamo spesso… neanche una volta ci chiediamo dove eravamo noi quando la violenza contro gli altri, soprattutto le minoranze o i “deboli”, li ha condannati a ogni tipo di morte.

L’indifferenza e l’egoismo sono un carico di morte di cui non possiamo disfarci se non la smettiamo di garantire il nostro benessere dimentichi delle necessità e prospettive degli altri.

Io non posso immaginare un mondo in cui nessuno sia consapevole delle sofferenze se non le proprie, sebbene sia questo il mondo che vedo crescere attorno a me. Io non riesco a immaginare che una società moderna, costruita in un modo o nell’altro sul duro lavoro di ciascuno, possa escludere l’uno o l’altro, sebbene sia questa la società che vedo crescere tutto attorno a me. 

Riesco ancora a sperare in un mondo in cui l’indifferenza e l’egoismo siano i mali che siamo ancora capaci di sconfiggere. Spero ancora che qualcuno possa adoperarsi come faccio io per seminare un nuovo senso e una nuova direzione per la vita e il significato. Mi piacerebbe insieme ad altri poter cambiare questo carico di morte in un carico di vita, uno che possa essere condiviso e amato chiunque tu sia e ovunque sia il tuo luogo di provenienza.

È un’utopia? Forse lo è, ma voglio continuare a credere nella bellezza delle persone che ancora ricordano che cosa sia la reale bellezza.

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