All of us like a modern Hamlet

‘Hamlet’ by W. Shakespeare, is not a tragedy of violence, it is the violence of a human tragedy. Hamlet, who wants to denounce is uncle for the horrible crime to have killed is father, is also denouncing himself and his silence because of his incapacity to cope clearly with the murderer.

Let’s briefly analyze what Hamlet does after the appearance of his father’s ghost resembling his conscience. Hamlet does not decide to incriminate clearly his uncle, but he moves and acts in order to have the crime visible to everyone; he wants his uncle to denounce himself by himself. It is for this reason that Hamlet starts to simulate a madness which will drag with him many innocents in the mud (the first being Ophelia, Polonius her father, but also Laerte her brother, and even Gertrud, the mother who certainly has her own responsibility in the story, and the other victims of the power such as the knights sent to spy him and to have him killed).

However, I think there is also another story, the story of Hamlet’s silence. He never once faces with the criminal, it seems that doing would mean to cope with his own indifference to the events. First, Hamlet has to fight with himself to defeat his own complicity in the silence before being able to fight open face the evil. Hamlet, because of his silence, destroys everything he loved… he didn’t want to, but he did. Hamlet’s fight is with his own conscience and no one can be saved because everyone has lost his innocence.

There are many more things to say about this play which is one of my favorite Shakespeare’s plays, but here I just want to tell about the similarity between us and Hamlet, between our guilty silence and his own.

Like a modern Hamlet, we can see the truth but have no courage to protect it. We procrastinate our intervention in order others could act before us and very often, when they do, it is not the action we would have expected, but we have nothing more to do now than be subjected to it though infame and dirty it is. We use to tell ourselves that nothing could be done, but we know how false this utterance is, we know how important our contribute to peace would have been if we have had the braveness to act.

Like a modern Hamlet we wait for the truth to be discovered dragging in the mud the human justice we should have defended in conscience, but we didn’t.

At last, Hamlet, after reaching the full and the empty of his role, after everything has been evident and clarified, asks Horatio, his friend, to tell his story because the truth could be known. We still haven’t learnt that story, we still forget to act following a human conscience and not an individual one. This is the reason why so many  righteous continue to die while we remain to look at them disappearing burying our consciousness too.

 

“Amleto” di W. Shakespeare, non è una tragedia di violenza, è la violenza di una tragedia umana. Amleto, che vuole denunciare lo zio per il terribile crimine di aver ucciso suo padre, denuncia anche se stesso e il suo silenzio dovuto alla sua incapacità di affrontare l’assassino.

Analizziamo brevemente quello che fa Amleto dopo l’apparizione del fantasma di suo padre che rappresenta la sua coscienza. Amleto non decide di accusare chiaramente suo zio, ma si muove e agisce in modo che il crimine sia evidente a tutti; vuole che lo zio si denunci da solo. È per questo motivo che Amleto comincia a fingere una pazzia che trascinerà nel fango con sé molti innocenti (la prima è Ofelia, Polonio suo padre, ma anche Laerte suo fratello, e persino Gertrude, la madre che certamente aveva la propria responsabilità nella storia, e le altre vittime del potere come le guardie inviate per spiarlo e farlo uccidere).

Comunque, penso che ci sia anche un’altra storia, la storia del silenzio di Amleto. Mai una volta egli affronta il criminale, sembra che se lo avesse fatto avrebbe dovuto affrontare anche la sua indifferenza circa gli eventi. Amleto deve combattere con se stesso per sconfiggere la complicità del suo silenzio prima di combattere faccia a faccia con il male. Amleto, a causa del suo silenzio, distrugge tutto ciò che amava… non voleva, ma è quello che ha fatto. La battaglia di Amleto è con la sua stessa coscienza e nessuno si può salvare perché tutti hanno perso la propria innocenza.

Ci sarebbero moltissime cose ancora da dire su quest’opera che è una delle mie preferite di Shakespeare, ma qui voglio solo dire della somiglianza tra noi e Amleto, tra il nostro silenzio complice e il suo.

Come un moderno Amleto, noi possiamo vedere la verità, ma non abbiamo il coraggio di proteggerla. Procrastiniamo il nostro intervento in modo che altri possano farlo prima di noi e molto spesso, quando lo fanno, non è l’azione che ci saremmo aspettati, ma ora non possiamo fare più nulla che assoggettarci per quanto essa sia infame e sporca. Ci diciamo che non si poteva fare nulla, ma sappiamo quanto questo sia falso, sappiamo quanto sarebbe stato importante il nostro contributo alla pace se avessimo avuto il coraggio di agire.

Come un moderno Amleto aspettiamo che la verità sia scoperta trascinando nel fango la giustizia umana che secondo coscienza avremmo dovuto difendere, ma non lo abbiamo fatto.

Alla fine Amleto, dopo aver conseguito il pieno e il vuoto del suo ruolo, dopo che tutto è stato reso evidente e chiarito, chiede a Orazio, il suo amico, di raccontare la sua storia affinché sia nota. Noi non abbiamo ancora imparato quella storia, dimentichiamo ancora di seguire la coscienza umana e non quella individuale. Questo è il motivo per cui così tanti giusti continuano a morire mentre noi restiamo a guardarli sparire seppellendo anche la nostra coscienza.

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