The frailty of the simple things

Simple things are fragile, though they are the essence of that life we have built upon useless imposition of power we shouldn’t believe in, indeed, if we were still human beings and not machines.

I look around and see dissatisfaction, but if I look inside I see opportunities. Nonetheless, many have lost the ability of searching inside being satisfied by what appears that only rarely is made up of pure essence.

Simple things are fragile, it is probably this the reason why many don’t want to appeal to them: they don’t trust to the power simple things have to move and change the surface in essentials.

This is the way they choke the breath of life and blow out its flame: they prefer to walk the surface because diving deep means to discover and give a sense to their own frailties that sometimes are much more they suppose.

The problem is to confound frailty with weakness: no one in our age wants to show to be weak for fear to be excluded. Excluded? By What? Where is the place of our true achievement?

To tell the truth, frailty is never weakness, but the condition which helps to realize our own incompleteness as well as the others’ one. It is the ability to create and create again the meaning and the value we want to give to our life and existence.

Frailty, contrarily to weakness, is a condition which does not close a person in the development and discovery of himself. Frailty is the situation of those who possess a heart full of sense and, above all, still remember to have a heart to love and not to possess.

Frailty is the plenitude of resistance for things that matter and, of course, those which matter are only the simplest things.

 

Le cose semplici sono fragili, sebbene esse siano l’essenza di quella vita che abbiamo costruito sull’inutile imposizione del potere nel quale, invece, non dovremmo credere se fossimo ancora essere umani e non macchine.

Mi guardo attorno e vedo insoddisfazione, ma se mi guardo dentro vedo opportunità. Ciononostante, molti hanno perso la capacità di guardarsi dentro e si accontentano di ciò che appare che solo raramente è fatto di pura essenza.

Le cose semplici sono fragili, è forse questa la ragione per cui in molti non vogliono riferirsi a esse:  non si crede al potere che le cose semplici hanno di muovere e cambiare l’apparenza in essenza.

È così che si soffoca il respiro della vita e se ne spegne la fiamma: si preferisce camminare in superficie perché andare nel profondo significa scoprire e dare senso alle proprie fragilità che talvolta sono superiori a quello che si suppone.

Il problema è che si confonde la fragilità con la debolezza: nel nostro tempo nessuno vuole mostrare di essere debole per paura di essere escluso. Escluso? Da che cosa? Qual è il luogo della nostra vera realizzazione?

A dire il vero, la fragilità non è mai debolezza, ma la condizione che aiuta a comprendere la propria incompletezza come anche quella degli altri. È la capacità di creare e creare di nuovo il significato e il valore che vogliamo dare alla nostra vita e al nostro esistere.

La fragilità, al contrario della debolezza, è una condizione che non chiude una persona nella ricerca e sviluppo di se stesso. La fragilità è la situazione di quelli che posseggono un cuore pieno di senso e che, soprattutto, ricordano ancora di avere un cuore per amare  e non per possedere.

La fragilità è la pienezza della resistenza per le cose che hanno importanza e, naturalmente, le cose che contano sono solo le più semplici.

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