Talking about culture

Is it still important talking about culture? Yes, of course it is, but talking, not just speaking which looks more like chattering about it. Culture is not a joke or something you can pretend it does not exist, because however it does, but changes according to the attention or less you pay to it.

Culture exists because we exist, it is never separated from our living, it is never a luggage you can abandon at the corner of the street pretending you don’t need it. If you do, if you abandon your luggage, that’s the culture you have been able to create: abandonment.

If  you leave it somewhere, it is the ambiguous culture of giving up the one you are imprinting with your presence your time and world. If you justify your actions saying that so the stream flows you are choosing and building your culture, the culture of the alibi.

Every choice gives its imprint to culture and every imprint becomes the reason why of your choices in the complex labyrinth of the life.

There is not one single culture likewise there is no a single person despite each person’s uniqueness. Nonetheless, the plurality of the centers converges on one common point: the centrality of the person.

It is with this spirit of human (and for this reason cultural) research that the essay ‘Cultura e culture. La pluralità dei centri’ (2018, Nulla Die) addresses issues that are always present and which should never be extinguished from the cultural and human  vision and understanding of our time.

 

È ancora importante parlare di cultura? Sì, certamente lo è, ma parlare per confrontarsi, non parlare per parlare che è molto simile a chiacchierare. La cultura non è un gioco o qualcosa che si possa fingere che non esista, poiché in ogni caso esiste, ma cambia secondo l’attenzione o meno che le si presta.

La cultura esiste perché noi esistiamo, essa non è mai separata dal nostro vivere, non è mai un bagaglio che si può abbandonare all’angolo della strada fingendo di non averne bisogno. Se si fa, se si abbandona il proprio bagaglio, quella è la cultura che si è stato capaci di creare: la cultura dell’abbandono.

Se la lasciamo da qualche parte, è l’ambigua cultura della rinuncia quella con la quale stai dando un’impronta al tuo tempo e al tuo mondo. Se si giustificano le proprie azioni dicendo che questo è il modo in cui vanno le cose,  in realtà si sta scegliendo e costruendo la propria cultura, la cultura degli alibi.

Ogni scelta dà un’impronta alla cultura e ogni impronta diviene il motivo delle proprie scelte nel complicato labirinto della vita. Non esiste una sola cultura come non esiste una persona singola nonostante l’unicità di ciascuna persona. Nondimeno, la pluralità dei centri converge sullo stesso punto comune: la centralità della persona.

È con questo spirito di ricerca umana (per questa ragione culturale) che il saggio ‘Cultura e culture. La pluralità dei centri’ (2018, Nulla Die) affronta temi sempre attuali e che non dovrebbero mai essere tralasciati dalla visione e comprensione culturale e umana del nostro tempo.

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