Year after year

I cannot but love every scar on my face, every groove which reminds me that I have lived. 

Yes, despite all the nevertheless, I have lived and I would not like to be different from what I am. Many times more than my 55 I have lived looking for some smile even in sad things, taking the opportunity to live with dignified coherence and honesty even when getting up has been difficult. 

I don’t miss the years of my youth, I remember them and sometimes I mend them a little and I make a treasure of the love and the beautiful that gave me the courage to love also the darkest night.

Of course, my face and body are no longer those of that time, but the agility of the body has been replaced by those of my thought and the beauty by the ability to use words, stares, hugs, to continue to be a gift of shining purity.

I don’t regret anything, I miss and a lot, some people who do not remain, however, in my memory but in the everyday embrace I do them while I feel them living inside of me.

Today, Freddie, my pacemaker, thinks about my body; he sings for the core of my heart  far litanies and new rhythms.

I think about thinking, I think about not forgetting the meaning of life and of existence, I think about not losing love and passion for life and living, I think about giving room to that song that is still asking me to be voice and voice and nothing but a voice, without fear, with a straight back and the clear eyes because my age didn’t scorch my heart and  I can still glare at  love in the others.

 

Non posso che amare ogni segno sul mio volto, ogni solco che mi rammenta che ho vissuto.

Sì, nonostante tutti i nonostante, io ho vissuto e non vorrei essere diversa da così. Molte volte di più di 55 ho vissuto cercando il sorriso anche nelle cose tristi, cogliendo l’occasione di vivere con dignitosa coerenza e onestà anche quando rialzarsi è stato difficile.

Non mi mancano gli anni della gioventù, li rammento e qualche volta “rammendo” e faccio tesoro del bello e del brutto tempo che mi ha dato il coraggio di amare anche la notte più buia.

Certo, il mio volto e il mio corpo, non sono più quelli di allora, ma l’agilità del corpo è stata sostituita da quella del pensiero e la bellezza dalla capacità di usare le parole, gli sguardi, gli abbracci, per continuare a essere dono di splendida purezza.

Non rimpiango nulla, mi mancano e molto alcune persone che restano, comunque, non nella memoria ma nel quotidiano abbraccio che tendo loro mentre le sento vivere dentro di me.

Oggi al corpo ci pensa Freddie, il mio pacemaker, che mi canta dal cuore del mio cuore litanie lontane e ritmi nuovi.

Io penso al pensiero, penso a non dimenticare il senso della vita e dell’esistere, penso a non perdere l’amore e la passione per la vita e i vivi, penso a dare spazio a quel canto che da dentro mi invita ancora a essere voce e voce e niente altro che voce, senza paura, con le spalle dritte e lo sguardo limpido perché l’età non ha inaridito il mio cuore e negli altri so ancora scorgere amore.

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