Silently the night shows its presence in the day.

There are days, and this could be one of those, where distinguishing the night from the day is impossible. No, I am not speaking about astronomy, eclipses or something of that kind. I speak of that kind of obscurity which does not allow you to give a voice to light and joy because it is deep in your being that it has been dig the worst of the emptiness: the nostalgia for what has no more a future.

Of course, such an attitude of the mind is the consequence of a private and silent personal story, but it is also the mirror of a reality which is not strong and meaningful enough to change your sadness in hope and your hope in action.

I mean, where can you look at to try to win your personal discomfort? I suppose at the others, the life external to you should give the evidence of the uselessness of sheltering inside yourself and your sorrow.

Well, that’s true. But if you look around and see only witnesses of their own egoism who have lost the feeling of community sold to that horrible individualism that deprives people of their conscience, you will probably feel that everything is lost, that none is interested to essentials and you will receive the certainty of what you already knew but that you were fighting to change: people matter themselves, nothing else exists.

At this point you have only two alternatives: to fall in the dark obscurity of your disease, or to try to find a bit of life in the hostile discontent which has imprisoned you.

I prefer the second. I choose to look for that small evidence of light and not give up searching for the beautiful inside and around me. I don’t fear the night, in the night I discover my courage and the strength to fight; I ask my day to be patient, though only a few are willing to help me with their light in order I could see more clearly what I feel as dying.

My night and my day hug each other and protect me from falling in the absolute darkness of inexistent. I live, though I cry; I live, though I suffer; I live, though I am alone in my suffering.

Night and day’s hug is the lullaby life sings to keep me safe from alienation and solitude.

 

Ci sono giorni, e questo potrebbe essere uno di quelli, nei quali distinguere la notte dal giorno è impossibile. No, non parlo di astronomia, eclissi o cose di questo tipo. Parlo di quel tipo di oscurità che non consente di dare voce alla luce e alla gioia perché è nel profondo del tuo cuore che è stata scavata la peggiore delle solitudini: la nostalgia per quello che non ha più futuro.

Ovvio, un tale atteggiamento del pensiero è la conseguenza di una storia privata personale  e silenziosa, ma è anche lo specchio di una realtà che non è sufficientemente forte e significativa da trasformare la tristezza in speranza e la speranza in azione.

Voglio dire, dove bisogna guardare per cercare di sconfiggere lo sconforto personale? Suppongo che gli altri e la vita esterna a se stessi dovrebbe dare prova dell’inutilità di restare chiusi in se stessi e nel proprio dispiacere.

Bene, è vero. Ma se guardandoti attorno vedessi solo testimoni del loro proprio egoismo che hanno perso il sentimento della comunità svenduto a quell’orribile individualismo che priva le persone della loro coscienza, probabilmente sentiresti che tutto è perduto, che nessuno si interessa delle cose essenziali e avresti la certezza di ciò che già sapevi ma che stavi combattendo per cambiare: le persone si preoccupano solo di se stesse, null’altro esiste.

A questo punto restano solo due alternative: precipitare nella buia oscurità del proprio disagio, o provare a trovare un po’ di vita nello scontento ostile che ti ha reso prigioniero.

Preferisco la seconda alternativa. Cerco di cercare quella piccola prova di luce e di non smettere di cercare la bellezza dentro e attorno a me. Non ho paura della notte, nella notte io scopro il mio coraggio e la forza di lottare; chiedo al mio giorno di essere paziente, sebbene siano pochi quelli pronti ad aiutarmi con la loro luce affinché io possa vedere con più chiarezza quello che credo stia morendo.

La mia notte e il mio giorno si abbracciano e mi proteggono dal cadere nell’assoluta oscurità dell’inesistente. Io vivo, sebbene piango; io vivo, sebbene soffro; io vivo, sebbene  io sia sola nella mia sofferenza.

L’abbraccio tra la notte e il giorno sono la ninna nanna che la vita canta per proteggermi dall’alienazione e dalla solitudine.

 

 

 

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