Empty chair

There is always an empty chair next to a woman who wants to be nothing more than what she is. It is the chair left empty by those who continue to follow their prejudices against women: these are also those kind of people who are prisoner of their own discontent and disease.

It is the chair where no one wants to sit for fear of being involved in some unpopular commitment which obliges them to choose the harshest route of sharing which implies the lost of the traditional and stereotyped assumptions about man and woman relationship.

That is the same chair where no one wants to sit when it means to take a part and a decision against the common vision of man’s superiority in the simplest as well as in the most complicated situations a man and a woman can be implicated.

It is the empty chair of those who continue to move the responsibility of a rape from the man to the woman as if being raped were a woman’s guilt and not the perpetrator’s.

It is the empty chair next to a woman where no one wants to sit if it is to declare the absurdity to blame a woman for the rape because she was drunk or she dressed shorts and unleashed shirt. No woman is guilty of her rape, whatever the conditions she is.9788897364870_0_0_300_75

I don’t like exhibitionism wherever it comes from, whatever the gender, but I think the way we dress, men and women, if we smoke or drink is a question of choice and this can never allow to do or receive violence.

Violence is violence, no justification can change the fact that no person is authorized to use violence or raping against a person because a woman.

Let’s sit on the chair next to that woman who is only declaring her right to be safe and untouched; she has this right as human being, that is, because she is a person.

 

C’è sempre una sedia vuota accanto a una donna che non vuole essere null’altro di ciò che è. È la sedia lasciata vuota da quelli che continuano a seguire i propri pregiudizi contro le donne: questi sono anche quel tipo di persona che resta prigioniera del proprio scontento e disagio.

È la sedia su cui nessuno si vuole sedere per timore di essere coinvolto in qualche impegno impopolare che costringa a scegliere la via più difficile della condivisione che implica la perdita degli assunti tradizionali e stereotipati sulla relazione tra uomo e donna.

Quella è la stessa sedia sulla quale nessuno vuole sedersi quando questo significa prendere parte a una decisione contro la comune visione della superiorità maschile nelle situazioni più semplici come in quelle più complesse nelle quali uomini e donne possano essere implicati.

È la sedia vuota di quelli che continuano a spostare la responsabilità di uno stupro dall’uomo alla donna come se essere stuprati sia colpa della donna e non dell’uomo che l’ha compiuto.

È la sedia vuota accanto a una donna dove nessuno vuole sedersi se è per dichiarare l’assurdità di accusare una donna per il suo stupro perché era ubriaca o indossava pantaloncini e camicia scollata. Nessuna donna è colpevole del suo stupro, qualunque sia la sua condizione.

Non mi piace l’esibizionismo, da qualsiasi parte venga, qualsiasi il genere, ma credo che il modo in cui vestiamo, uomini o donne, se fumiamo o beviamo sia una questione di scelte e questo non può mai consentire di fare o ricevere violenza. 

La violenza è violenza, nessuna giustificazione può cambiare il fatto che nessuna persona è autorizzata a usare violenza o a stuprare una persona perché donna.

Sediamoci sulla sedia accanto a quella donna che sta solo dichiarando il suo diritto di essere al sicuro e inviolata; ha questo diritto in quanto essere umano, cioè, perché è una persona.

 

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