Fear of fear

We fear everything and everybody, though we should only fear ourselves when we fear the others. It is, I think, the consequence of an unresolved doubt about the meaning and the definition of relationship and propriety.

We are afraid of the others because we tremble at the idea they could be different from us, unable to realize that every difference is a conquest in a democratic society, more than an apparent stability and uniformity controlled and headed up  from above. We are afraid to lose something and feel the need to protect ourselves in the idea to put ourselves on safe because everything coming from the outside could be a danger for our egoistic individualism. We are afraid to reveal to ourselves that the existence of other realities could be an enrichment and not a judgment.

Briefly, we fear fear. We confound the right to be protected with that kind of safeness which obliges us to build borders and frontiers limiting the vision of our own freedom as  well as the other’s one. We have fought for freedom and now we are limiting our horizons. It is a severe contradiction. We are no more able to choose anything else but to close ourselves in our borders which become the limit to our possibility to meet and know. Those frontiers which we presume are useful to close out what we fear, on the contrary, are closing ourselves inside an emptiness and loneliness we would never have imagined.

On one side and on the other of the wall we are building, there is our humanity lost and abandoned in its solitary and suffering  complain.

 

Abbiamo paura di tutto e di tutti, sebbene dovremmo avere paura solo di noi stessi quando abbiamo paura degli altri. Penso che sia la conseguenza di un dubbio irrisolto circa il significato e la definizione di relazione proprietà.

Abbiamo paura degli altri perché tremiamo all’idea che possano essere diversi da noi, Siamo incapaci di comprendere che ogni differenza è una conquista in una società democratica, più di un’apparente stabilità e uniformità controllata e gestita dall’alto. Abbiamo paura di perdere qualcosa e proviamo il bisogno di proteggerci nella convinzione di metterci al sicuro perché tutto ciò che viene da fuori potrebbe essere un pericolo per il nostro egoistico individualismo. Abbiamo paura di rivelare a noi stessi che l’esistenza di realtà altre possa essere un arricchimento e non un giudizio.

In breve, abbiamo paura della paura. Confondiamo il diritto di essere protetti con quel tipo di sicurezza che ci obbliga a costruire confini e frontiere che limitano la visione della nostra libertà come di quella degli altri. Abbiamo lottato per la libertà e ora stiamo limitando i nostri orizzonti. È una seria contraddizione. Non siamo capaci di scegliere altro che chiuderci nei nostri confini che diventano un limite alla nostra possibilità di incontrare e conoscere. Quelle frontiere che riteniamo utili per chiudere fuori ciò di cui abbiamo paura, al contrario, ci stanno chiudendo dentro un vuoto e una solitudine che non avremmo mai immaginato.

Da una parte e dall’altra del muro che stiamo costruendo, c’è la nostra umanità smarrita e abbandonata nel suo lamento solitario e sofferente.

 

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