Life and death

It seems life and death are one the mirror in which the other reflects its research and results. There is a strict bond between the two and none of them ends or begins without the other’s presence.

There is a sort of balance between life and death, both looking for a determination which could be universally recognized, both lost in silliness when accomplished on surface. Of course, they are differently perceived both by the living and the dead, but if we got used to this permanent coexistence we would understand that life and death sisterhood is nothing else than a request for faithfulness we do ourselves while experimenting our own meaning in contact with others.

However you feel to be alone in your life and sure to be the same in your death, there is nothing more than this belief to separate you from the others while also separating your life and death from each other. It depends on each of us to give a meaning to our existence, but it is not up to us to separate our life from our death choosing one of them at our own ease.

We cannot avoid to be born as well as we cannot to die, whatever we try to preserve ourselves, we must die; this is  the simple consequence of being alive: we cannot choose to live or die, we simply do when it is the time for us to be born or to die.

What we can choose and should with all our senses and sense (content), is how to live and how to die (I don’t mean suiciding). We can decide to give a content to the shape of our body, both alive or dead; we only should concern and be worried about this content. In life it is called sense and direction of our choices, in the death we can call it memory.

Better to live fully and honestly and with dignity in a life which will be remembered pleasantly after our death than be closed on the preservation of ourselves and our egoistic interests which, after our death, will become the nouns of our memory and the adjectives of our oblivion.

 

Sembra che la vita e la morte siano l’una lo specchio in cui l’altra riflette la sua ricerca e i suoi risultati. C’è tra le due uno stretto legame e nessuna delle due comincia o finisce senza la presenza dell’altra.

C’è una specie di equilibrio tra la vita e la morte, entrambe alla ricerca di una determinazione che sia universalmente riconosciuta, entrambe smarrite nelle sciocchezze quando si resta in superficie. Ovviamente, esse sono percepite diversamente sia dai vivi che dai morti, ma se ci abituassimo a questa convivenza permanente comprenderemmo che la sorellanza tra la vita e la morte non è altro che una richiesta di fedeltà che facciamo a noi stessi mentre sperimentiamo il nostro significato a contatto con gli altri.

Per quanto ci si possa sentire soli in vita e credere che sarà lo stesso in morte, non c’è niente altro che questa convinzione a separare ciascuno dagli altri nello stesso modo in cui si separa la propria vita dalla propria morte. Dipende da ciascuno dare un significato all’esistenza, ma non tocca a noi separare la vita dalla morte scegliendo quella che ci fa più comodo. 

Non possiamo evitare di nascere come non possiamo evitare di morire, qualsiasi cosa facciamo per preservarci, dobbiamo morire; questa è la semplice conseguenza dell’essere vivi: non possiamo scegliere di vivere o morire, semplicemente viviamo o moriamo quando è il tempo per farlo.

Ciò che possiamo scegliere e dovremmo con tutti i nostri sensi e il senso (contenuto), è come vivere e come morire (non intendo il suicidio). Noi possiamo decidere di dare un contenuto alla forma del nostro corpo, vivo o morto che sia; dovremmo interessarci e preoccuparci soltanto di questo contenuto. In vita si chiama senso e direzione delle proprie scelte, in morte si chiama memoria

Meglio vivere pienamente e onestamente e con dignità una vita in cui saremo ricordati con piacere dopo la morte che restare chiusi sul preservare noi stessi e i nostri interessi egoistici che, dopo la nostra morte, diventeranno i sostantivi della nostra memoria e gli aggettivi del nostro oblio.

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