“Barricate” di Catena Cancilleri: to know, understand, act.

‘Barricades’ is the last collection of stories written by Catena Cancilleri. It is related to mafia and the new developments and attitude of the criminals that in Sicily but also in the North of Italy control the main criminal business with the complicity of the corrupted institutions.

The voice which speaks through the narrations of Tina Cancilleri is the voice of her honesty. The author does not want to scare but to keep the attention on a cultural, political, economical and historical phenomenon which can be defeated or at least fought through words: the sincere and innocent voices of those who break the chain of silence and rebel to violence and oppression. It is a choice, but a possible one.

The book, edited by Nulla Die, is the invitation to ask ourselves what honor is, because the honor the mafia surrounds itself is not the honor of the honest people, but the ambition of a power established through criminal actions. The honor the mafia speaks of is one without dignity because its aim is not the good for the people, but to acquire power and richness. It is a power which does not set free as mafia  pretends, on the contrary it reduces in slavery annihilating the  person and the personality of its servants.

Criminals move making you believe that only the darkness exists and that it is the only reason why you live and you have to live, but it is false: light exists and it’s up to everyone to make it shine.

The style of the stories, short and incisive, suggests to focus on the essentials: it does not matter a story in particular, though each terrible event could be recognized easily, but the footprint it leaves which becomes its universal value. Every story is a testimony as well as an input to think. A style which I consider useful as in an individual reading as in the schools where to teach and learn together with the students what legality is and how to fight the criminal system which subverts every human value.

Tina Cancilleri suggests that a change is possible and that we can realize what she calls ‘the victory of the honest’ because ‘in spite the silence, the truth exists’ and we are responsible for it and we should ‘to make testimony’ through our voices and actions.

‘We can’t speak about mafia, we can only whisper of it!’  is the common idea, but we have to rebel and scream; we are out of the barricades which imprison us, we are free to choose and to take away ourselves and our sons from that famigghia which does not represent a value but a disvalue, its contrary, and which does not represent us because different is the story we want to tell.

 

“Barricate” è la recente silloge di Catena Cancilleri. Parla di mafia e dei recenti sviluppi e atteggiamenti criminali che in Sicilia, ma anche nel nord d’Italia, controllano i principali affari criminosi con la complicità delle istituzioni corrotte.

La voce che narra attraverso le narrazioni dell’autrice è la voce della sua onestà. La Cancilleri non vuole spaventare, ma mantenere viva l’attenzione su un fenomeno storico, culturale, politico ed economico che può essere sconfitto o almeno lottato attraverso le parole: le voci innocenti e sincere di quelli che spezzano la catena del silenzio e si ribellano alla violenza e all’oppressione. È una scelta, ma è una scelta possibile.

Il libro, edito da Nulla Die, è l’invito a interrogarci su che cosa sia l’onore, perché l’onore  di cui si circonda la mafia non è l’onore delle persone oneste, ma l’ambizione di un potere che si impone con le azioni criminali. L’onore di cui parla la mafia è senza dignità perché il suo scopo non è il bene delle persone, ma acquisire potere e ricchezza. È un potere che non libera come finge la mafia, al contrario esso schiavizza annullando la persona e la personalità dei suoi servi.

I criminali si comportano in modo da far credere che esistano solo le tenebre e che sono queste l’unica ragione per cui si è vivi e l’unico motivo per vivere, ma è falso: la luce esiste e dipende da ciascuno farla splendere.

Lo stile delle storie, brevi e incisive, suggerisce di concentrarsi sull’essenziale: non è importante una storia in particolare, sebbene ogni terribile evento possa essere facilmente riconoscibile, ma l’impronta che lascia e che diviene valore universale. Ogni storia è contemporaneamente testimonianza e spunto di riflessione. Uno stile che ritengo  efficace sia per la lettura individuale che per una lettura nelle scuole dove si voglia insegnare e imparare con gli studenti che cosa sia la legalità e come lottare il sistema criminale che sovverte ogni valore umano.

Tina Cancilleri suggerisce che un cambiamento è possibile e che si può realizzare quella che nelle sue parole è “la vittoria degli onesti” perché “nonostante il silenzio la verità esiste” e noi ne siamo responsabili e dovremmo “fare testimonianza” con le parole e le azioni.

“Della mafia non si parla, si può solo sussurrare!” è il luogo comune, ma dobbiamo ribellarci e urlare che noi siamo fuori dalle barricate che ci imprigionano, siamo liberi di scegliere e allontanare noi e i nostri figli da quella famigghia che non rappresenta un valore ma un disvalore, il suo contrario, e che non ci rappresenta perché differente è la nostra narrazione.

 

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