Strangers at Our Door

The first thing I did when I read this book was to go and seek the original title because in Italian we use the word <<straniero>> to define a person coming from another country where in English is used foreign;  we use <<estraneo>> to describe someone you don’t know, in English stranger. The first visible result for me was that while the title in Italian suggests immediately  the reference  to people who come from other countries, in English there is
BaumanStrangers2a margin of wider analysis: on one side we are suggested to consider people who do not belong to the same state, on the other we can also feel a recall to a strangeness which is not only referred to the a country or state, but to a condition of mind which underlines the distance among individuals who are different for their nationality as well as for their complete being human.

It is the same condition of doubleness that embarrasses us when analyzing  critically but loyally the situation of the immigrants, refugees, men, women children coming from an outside we consider dangerous because different from our inside which we mean as protective and absolute.

What are we afraid of when we are disappointed by the arrival of people from other countries? Do we fear their different culture, language, tradition, religion, etc., or are we scared by their being unknown?

What we missed to oversee is our presumption to be the only one and, obviously, the ones with privileges to protect, power to impose, styles to support. What we are mistaking is the belief  to be the only ones to have rights… or better we suppose to have rights which do not belong to others to. What we are lacking is the relationship with other realities as well as with our deeper being.

We think we need to defend our prerogatives while losing the first and most important one for every human being: the ability to know, understand and discern that makes the Man different from any other living creature.

This book is to be read because apart explaining historically and philosophically the time and the times since the origin of the migration in the Modern Age, it suggests to remember there is no natural border to limit the intermixing of people and cultures, we do belong to the same planet, it is not the planet which belongs to us. Only through reciprocal knowledge and sharing, through collaboration and cooperation we can reach a peaceful and effective coexistence and cohabitation. This world is the only possible for each one alone and together, we shouldn’t miss the opportunity to give a responsible and  practicable answer to our research and our human destiny.

 

La prima cosa che ho fatto quando ho letto questo libro è stata di andare a cercare il titolo originale perché in italiano usiamo la parola <<straniero>> per definire una persona che viene da un altro paese mentre in inglese in questo caso si usa la parola foreign; usiamo <<estraneo>> per descrivere qualcuno che non conosciamo, in Inglese stranger. Il primo risultato visibile per me è stato ci il titolo in italiano rimanda immediatamente a persone che vengono da altri paesi, in inglese c’è un margine più ampio di analisi: da una parte ci viene suggerito di considerare le persone che non provengono dalla stessa nazione, dall’altro possiamo anche percepire il richiamo a un’estraneità che non si riferisce solo alla nazionalità, ma a un modo di pensare che sottolinea la distanza tra individui diversi per nazionalità ma anche come esseri umani.

È la stessa condizione duplice che ci imbarazza quando analizziamo criticamente ma lealmente la situazione degli immigranti, dei rifugiati, degli uomini, delle donne e dei bambini che provengono da un altrove che consideriamo pericoloso rispetto a un interno che crediamo sicuro e assoluto.

Di che cosa abbiamo paura quando disapproviamo l’arrivo di persone provenienti da altri paesi? Temiamo la loro cultura, lingua, tradizione, religione, etc.,  o abbiamo paura del loro essere degli sconosciuti?

Quello che omettiamo di vedere è la nostra presunzione di essere i soli e, ovviamente, quelli con privilegi da proteggere, potere da imporre, stili da sostenere. Quello che stiamo sbagliando è il credere di essere gli unici ad avere dei diritti… o meglio presumiamo di avere dei diritti che non spettano anche ad altri. Quello in cui stiamo mancando è la relazione con altre realtà come anche con il nostro essere più profondo.

Pensiamo di dover difendere le nostre prerogative mentre perdiamo quella primaria e più importante per ogni essere umano: la capacità di conoscere, comprendere e discernere che rende l’Uomo diverso da ogni altra creatura vivente.

Questo libro deve essere letto perché oltre a spiegare storicamente e filosoficamente il tempo e tempi dall’origine dell’emigrazione in Età Moderna, suggerisce di ricordare che non esistono confini naturali che possano limitare l’incontro di persone e culture, che apparteniamo tutti allo stesso pianeta e che non è il pianeta ad appartenere a noi. Soltanto grazie alla conoscenza reciproca e alla condivisione, attraverso la collaborazione e la cooperazione possiamo raggiungere una coesistenza e coabitazione pacifica ed efficace. Questo mondo è ò’unico possibile per ciascuno da solo e insieme, non dovremmo perdere l’opportunità di dare una risposta responsabile e percorribile alla nostra ricerca e al nostro destino umano.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.