The interior landscape

There is something we don’t want to be aware of or, at least, we disguise not to see: it’s the interior landscape, the one each one has but only few are willing to show.

What is it? It’s the profound experience dug deep in the personal interpretation of the common practice of living. It is what remains and takes roots of the daily expression of our life. It is not what we do or say concretely, it is the consequence of this act of interaction with people and things.

It is this underground landscape the one we establish our present and future experience and practice on. It is true in good and evil, it is real for the positive and the negative experiences we live in our life.

As a matter of fact, the interior landscape is not detached from time neither from the experiences we have shared or share with others; it’s up to each one to make the best from the worst or being choked by the negative while grieving the positive. It depends on us to learn both from the positive and the negative and make a choice.

We can disguise not to see our interior landscape, but it is there to tell us our story though we don’t want to hear or see. We can show our indifference, but the truth is that we cannot escape from our story. Better to listen to it and to ourselves, better to speak and tell about ourselves; better not to play hide-and-seek with our own experiences. Coping with it, learning and choosing means we are growing and realizing who we want to be and what we want to do of our sense and direction.

 

C’è qualcosa di cui non vogliamo essere consapevoli o, almeno, fingiamo di non vedere: si tratta del paesaggio interiore, quello che tutti abbiamo ma solo pochi sono disposti a mostrare.

Di che si tratta? È l’esperienza profonda scavata nel profondo nell’interpretazione personale della comune azione del vivere. È ciò che rimane e mette radici dell’espressione quotidiana della nostra vita. Non è ciò che diciamo e facciamo concretamente, ma la conseguenza di questo atto di interazione con le persone e le cose.

È il paesaggio sotterraneo sul quale fondiamo la nostra esperienza presente e futura. È vero in bene e in male, è reale sia per le esperienze positive che per quelle negative che affrontiamo nella nostra vita.

Infatti, il paesaggio interiore non è separato dal tempo né dalle esperienze che abbiamo condiviso o condividiamo con gli altri; dipende da ciascuno rendere il meglio dal peggio o essere soffocati dal negativo mentre compiangiamo il positivo. Dipende da noi imparare sia dal positivo che dal negativo e fare una scelta.

Possiamo fingere di non vedere il nostro paesaggio interiore, ma questo è lì a raccontarci la nostra storia anche se non vogliamo ascoltare e vedere. Possiamo mostrare la nostra indifferenza, ma la verità è che non possiamo scappare dalla nostra storia. È meglio ascoltarla e ascoltare noi stessi; meglio parlare e raccontare di se stessi; meglio non giocare a nascondino con le proprie esperienze. Affrontarle, imparare e scegliere significa che stiamo crescendo e comprendendo chi vogliamo essere e che cosa vogliamo fare del nostro senso e della nostra direzione.

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